Il personaggio
Roland Ricaurte, etno rock dalle Ande
Cantautore ed etnomusicologo colombiano, porta in giro la sua mostra interattiva di strumenti etnici. "Attraverso la musica cerco di farmi promotore di alcuni valori universali come la pace e la tutela dei diritti umani"
(ASI) - 8 dicembre 2006 - ROMA - Roland Ricaurte ha un'energia contagiosa. Cantautore ed etnomusicologo colombiano è reduce da un viaggio a Bogotà, dove ha presentato il suo ultimo album, "Flor en la piedra", dieci brani in italiano, inglese, e spagnolo, di cui ha scritto parole e musiche. Un disco autoprodotto, che ora si appresta a portare in giro per l'Italia (questo venerdì sera a Roma all'Alpheus) insieme agli 8 musicisti che lo accompagnano.
 Roland Ricaurte |
L'ultimo disco, un mix di rock andino, latin jazz, musica afro-caraibica e sonorità native dell'America Latina, è tutto autoprodotto ("le grandi case discografiche mi hanno risposto picche, ma anche con le piccole etichette con ci sono state chances") e si coniuga con l'impegno sociale. "Attraverso la musica cerco di farmi promotore di alcuni valori universali - prosegue - come la pace, i diritti umani, il rispetto per la terra e l'amore per la vita". Non a caso una parte dei proventi del disco servirà a finanziare il progetto degli indios Koghi colombiani di rientrare in possesso delle loro antiche terre nella Sierra Nevada ("nella maniera più non-violenta che conosco, semplicemente acquistandole").
Roland è da sempre un "polistrumentista"; da quando andava in giro nei pub e nelle piazze del Sudamerica per finanziare le sue ricerche etnomusicali. "Suonavo la chitarra, il flauto e i sonagli. Lo facevo dappertutto. Anche sui treni. Salivo, ad esempio, senza pagare il biglietto, sul trenino delle Ande che da Lima arriva a Cuzco. Rimediavo qualche soldo dai turisti occidentali e un po' di cibo sulle carrozze destinate alla popolazione locale". Poi, nel 1986, a 27 anni, l'arrivo a Roma. Dopo i tanti viaggi a piedi e in autostop in tutta l'America Latina, per raccogliere e catalogare strumenti musicali, quella in Italia doveva essere una tappa. Si è trasformata, invece, in una meta.
Nella capitale, Roland ha messo radici e da quando ci vive non si è fermato un attimo. "Mi sono esibito in centinaia di piazze, sagre, festival, rassegne di folklore e feste dell'Unità. Ho suonato con band diverse. Prima musica tradizionale. Poi altri linguaggi sperimentali, contaminando le sonorità andine con il jazz, il latin-pop e il rock". All'inizio, lavorare non è stato un problema. Poi, è cominciata la crisi. "A Roma c'era un fermento musicale unico. Ricordo ben 11 orchestre di salsa. E decine di gruppi di tango, musica andina, folkroristica e afro-peruviana. A metà anni novanta, però, sono arrivate le ballerine caraibiche, i disk-jockey sono diventati artisti e si è diffusa la musica salsa commerciale". Vita dura insomma per chi concepisce la musica come arte e non come business.
"Molti musicisti di livello sono andati via, altri sono caduti in disgrazia, altri ancora si sono dovuti inventare un altro lavoro". E'stato quello il momento più difficile. "Ho bussato a tante porte senza esito. Allora ho deciso di fermarmi e autopromuovermi". E' nata così l'idea della mostra interattiva di strumenti musicali. Ripartendo da un sapere antico. Accumulato in decenni di esplorazioni attraverso le foreste e i villaggi delle Ande.
Per portare la mostra in "tour", Roland e sua moglie Karolina, croata di Sibenik, da anni in Italia, hanno creato un'associazione culturale, Suamox, (città del sole in lingua Muiska). La sede è Bracciano, il paese dove abitano. Karolina si occupa della parte progettuale e del reperimento dei finanziamenti.
(15 dicembre 2006)
Andrea Gagliardi