Romania e Bulgaria nell'Ue
Restrizioni anche in Spagna. E in Italia?
Il governo Zapatero impone una moratoria di due anni per l' accesso al mercato del lavoro. Prodi: "La situazione è complicata"
ROMA - La Spagna entra nel gruppo sempre più folto di Paesi dell'Unione Europea che non apriranno il mercato del lavoro a bulgari e romeni dopo il primo gennaio 2007. Orientamenti che potrebbero pesare anche sull'Italia che ancora non si è espressa su un'eventuale moratoria.
A sessanta giorni dall'ingresso di Bulgaria e Romania nell'Unione, il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos ha annunciato che Madrid imporrà una moratoria di due anni alla libera circolazione dei lavoratori provenienti da questi paesi. "La decisione - ha spiegato Moratinos - è parte di una politica chiara del governo spagnolo che è già stata applicata anche agli altri paesi che si sono in passato aggiunti ai Quindici", un riferimento a Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia e gli altri sette paesi dell'allargamento del primo maggio 2004.
La scelta spagnola è stata ratificata da Bruxelles, che pure continua a spingere per il libero accesso al mercato del lavoro dei neocomunitari. "La mobilità dei lavoratori crea vantaggi per l'Unione europea - ha commentato la portavoce Antonia Mochan - ma questo non impedisce agli altri partner Ue di prendere delle misure restrittive temporanee", che sono "conformi alle disposizioni presenti nei trattati europei".
Oltre alla Spagna, hanno già scelto di imporre la moratoria a bulgari e romeni Gran Bretagna, Irlanda (che invece nel 2004 avevano aperto ai lavoratori dell'est), Danimarca e Austria e la settimana scorsa anche il ministro agli Affari sociali olandese Henk Van Hoof ha chiesto al Parlamento di esprimersi in questa direzione. Apriranno invece le porte Polonia, Finlandia, Slovacchia, Estonia e Lettonia.
E l'Italia? Ufficialmente è ancora tra gli indecisi, ma stando alle notizie che filtrano da Viminale e Presidenza del Consiglio il governo sarebbe orientato a seguire l'esempio della Spagna.
La partita comunque è ancora aperta. La scorsa settimana, intervenendo alla presentazione del dossier Caritas, il premier Romano Prodi ha detto che "la situazione è complicata perché molti paesi europei hanno annunciato che non concederanno libertà d'ingresso ai lavoratori rumeni". "Questi problemi - ha sottolineato il premier - da soli non si riescono a risolvere: l'Italia dovrà farlo in collaborazione con gli altri paesi dell'Unione". Ma se l'Unione si spacca in due, da che parte starà il nostro governo?
(2 novembre 2006)
Elvio Pasca