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ROMA - Basterà fare una croce sul nome del proprio candidato. Sulle schede, infatti, ci saranno già scritti nomi e nazionalità, in modo da consentire anche agli elettori di etnia e lingua diverse di sapere chi sono i vari candidati.

E il voto, così espresso, servirà ad eleggere, per la prima volta in Italia, rappresentanti di cittadini immigrati in consiglio comunale.

Succederà a Roma, secondo le previsioni e gli auspici dei promotori, nell’estate del 2002. Il nuovo regolamento elettorale, appena approvato dalla maggioranza, è stato presentato oggi in Campidoglio.

Gli elettori potenziali si stima che siano circa 150mila nella Capitale: potranno eleggere quattro candidati al consiglio comunale ed uno per ciascuna delle 19 municipalità del territorio metropolitano.

Per candidarsi occorre essere regolarmente residenti in Italia da almeno sei mesi. Le liste conterranno nominativi di etnie provenienti da 4 aree continentali: Asia, Africa, Est Europa e Sud America.

Lo statuto definisce i rappresentanti degli immigrati, consiglieri "aggiunti": avranno il loro scranno nell’assemblea comunale, avranno il diritto di parola e di mozione, e riceveranno un "gettone" di presenza come i colleghi italiani (200mila lire nette al giorno). Quello che invece i consiglieri "aggiunti" non potranno fare, è esercitare il diritto di voto, perché "l’Italia ha aderito solo in parte al trattato internazionale che prevede questa possibilità".

Il nuovo regolamento dovrebbe giungere in consiglio comunale per l’approvazione tra marzo e aprile 2002. La consultazione elettorale potrebbe quindi svolgersi in giugno, ma il dibattito si preannuncia piuttosto acceso. L’opposizione non dà segnali di entusiasmo.

"Vogliamo rendere visibile una città invisibile - ha detto Franca Coen, consigliere con delega alle Politiche Multietniche di Roma - perché è solo conoscendo il proprio vicino che si può imparare a convivere. In prospettiva vogliamo che i consiglieri aggiunti diventino consiglieri a tutti gli effetti e che abbiano poi regolare diritto di voto anche alle politiche. L’obiettivo di oggi è quello di riuscire a svolgere queste elezioni a giugno 2002. Non sarà facile, anzi sarà molto difficile. Si tratta di persone che hanno paura a mostrarsi, convincerle a venire alla luce così, in pochi mesi, non sarà per niente facile. Chi verrà fuori saranno i più forti, non necessariamente i più rappresentativi. Si tratta di un piccolo passo, ma molto importante, fino a quando non cambierà la legge del paese. E’ chiaro – ha aggiunto - che una volta eletti sarà dovere di tutti aiutarli e creare le condizioni perché possano svolgere il loro ruolo con tutta serenità".

"Non è normale partire con un diritto dimezzato, ma se non c’è altro da fare…", è stato il commento polemico di una rappresentante delle diverse comunità etniche invitate all’incontro in Campidoglio.

Secondo il ministero degli Interni (dati 2000) a Roma vivono 189mila immigrati con regolare permesso di soggiorno e si stima che aggiungendo i non regolari e i clandestini, si raggiunga un numero di 240-250mila persone. Il 32% proviene da paesi asiatici, il 18% dall’Africa e dall’Europa dell’est e il 15% dal continente americano.

Gli iscritti all’anagrafe della Capitale sono poco più di 169mila e vivono soprattutto nel I, II e XX Municipio: sottraendo dal numero dei residenti 23mila minori, si prevede che l’elettorato potenziale dei consiglieri "aggiunti" sia di circa 146mila elettori (58% celibi, 37% coniugati). "Una città multietnica ha voluto creare anche una politica multietnica", ha spiegato Franca Coen, che ha già in programma una serie di incontri e di contatti capillari con le comunità di immigrati residenti a Roma, anche per prevenire il rischio di una diserzione delle urne, magari per mancanza di informazione. E’ già successo in altre città italiane, in occasioni elettorali però di minore importanza. "La mia sfida sarà quella di parlare direttamente con le comunità: incomincerò subito dopo il Natale. Anche perchè temo che altrimenti diventino vittime dei boss, che poi si presentano e vogliono essere votati e magari fanno anche le trattative in maniera da riuscire ad essere eletti senza rappresentanza".

"Vorremmo applicare il principio anglosassone: se vuoi tassarmi, devi darmi la rappresentanza - ha invece detto Silvio Di Francia, coordinatore della maggioranza in Campidoglio che ha lanciato un appello agli intellettuali romani perché scendano in campo per pubblicizzare l'iniziativa elettorale - gli immigrati con regolare permesso e lavoro a Roma, e sono tanti, pagano le tasse sulla nettezza urbana, ad esempio, ma non possono dire la loro su come viene amministrata la città. Perché proprio adesso, potreste chiederci, proponiamo una cosa del genere - ha aggiunto - perché proprio adesso, è la risposta, che sembrano prevalere elementi di ostilità, dobbiamo affermare momenti di convivenza possibile".

(5 dicembre 2001)

Giovanni Senatore