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Immigrati e media. "C'è ancora molta strada da fare". Intervista a Rula Jebreal, giornalista palestinese de La7
ROMA - Nel nostro viaggio tra immigrazione e media, abbiamo avuto la fortuna di incontrare Rula Jebreal, giornalista palestinese da qualche mese in forze a La7.
 Rula Jebreal |
Arrivata a Bologna nel 1993 per studiare medicina , "a vent'anni - dice - non hai le idee chiare su quello che vuoi fare", Rula ha scelto il giornalismo per dare voce alla cultura da cui proviene.
Dopo aver collaborato con Il Resto del Carlino e Il Messaggero è approdata sul piccolo schermo, dove racconta e commenta ciò che accade in Medio Oriente
Credi che il tuo sia un caso isolato, oppure il mondo dell'informazione inizia ad aprire agli stranieri?
Non so se definirlo proprio un "caso isolato", ma di certo ci sono pochi stranieri nei media.
Per me le porte si sono aperte in un periodo in cui c'era bisogno di una voce dal mondo arabo.
Dopo l'11 settembre qualcosa doveva cambiare, l'occidente aveva bisogno di saperne un po' di più.
Pochi mezzi d'informazione hanno fatto davvero qualcosa, La 7 è uno di quelli.
È singolare, però, che per dare voce al mondo arabo, ci sia voluta un' "emergenza" …
Sono stati costretti a farlo. Adesso c'è questa grande paura, questo "mostro" che non si capisce cos'è, e come tutti i "nemici" bisogna anche che lo si conosca.
In generale, però, per gli stranieri non c'è nessuna considerazione.
Manca apertura mentale verso di loro. Non so se è per pigrizia o perché non li vogliono conoscere un po' di più.
Credi che le cose cambieranno?
Io sono fiduciosa, ottimista.
Secondo me in questo momento ci sono delle possibilità, persone che possono emergere e possono dare un'immagine diversa.
Possono far capire agli italiani chi siamo, cosa facciamo e perché le nostre culture sono diverse.
E magari aiutarci a guardare con più oggettività a quello che succede nei vostri paesi
Tutte le volte che in Italia senti spiegare cos'è la cultura araba non da un arabo e nemmeno da un musulmano, capisci che lui non può dare un giudizio equilibrato.
Certo, magari è una persona che ha studiato, ma è come se andassi a Londra, per sentire una conferenza sugli italiani in Italia, e la tenesse un professore inglese.
Tanto vale invitare a parlare un italiano che non solo conosce la storia del suo paese, ma fa anche parte di quella cultura, la vive.
Credi che gli stranieri facciano ancora notizia solo per la cronaca nera?
Io ricordo ancora con grande impressione il comportamento dei media in occasione della strage di Novi Ligure.
Iniziarono dicendo "Erika dice che sono stati degli albanesi".
Poi, a un certo punto, sentii dire al Tg5 "sono stati degli albanesi". Come se fosse un dato di fatto, non quello che aveva detto la ragazza.
Quando poi si è saputa la verità, nessuno ha chiesto scusa.
Intanto, gli stranieri a Novi Ligure non si sono fatti vedere per due giorni
È innegabile che quando c'è un caso criminale compiuto da uno straniero lo marcano, addirittura con il tono si voce.
E perché i media non parlano anche della vita delle comunità, della quotidianità degli stranieri in Italia?
Perché pensano che non interessi. Invece adesso come adesso interesserebbe anche quello.
Non devi dare la notizia solo quando gli stranieri fanno qualcosa di sbagliato.
Devi parlarne anche quando fanno qualcosa di importante, qualcosa che veramente avvicina le due culture. Credo che è ora di fare questo lavoro.
Perché sennò ci troveremo sempre di fronte ad un incredibile gap tra due mondi
Senza dimenticare che anche gli immigrati sono telespettatori…
Tra regolari e non ci sono più di tre milioni di stranieri che guardano la televisione italiana.
Ormai bisogna rivolgersi anche a loro, che sono una parte integrante del paese in cui viviamo.
Guardiamo ad esempio quello che succede in Germania.
I turchi sono il gruppo etnico più numeroso e la tv ha una fascia oraria dedicata a loro, con all'interno un telegiornale nella loro lingua.
Anche in Italia sono nati Tg e giornali etnici. Non credi sia un bel un passo avanti?
Certo va un po' meglio, ma diciamocelo: a livello nazionale il cambiamento è minimo.
La situazione non è ancora paragonabile a quella di altri paesi europei.
A Londra ci sono tre giornali che pubblicano tre volte alla settimana e stampano ognuno 16 pagine in lingua araba. Cose così in Italia ce le sogniamo.
C'è ancora tanta strada da fare…
(11 giugno 2003)
Elvio Pasca
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