Intervista
Sacconi (Welfare): "Più ingressi extraue nel prossimo decreto flussi"
Il sottosegretario al Welfare: "Mi auguro vengano programmati entro novembre". "Spazio a colf, badanti, edili e a chi è formato nei Paese d'origine"
ROMA - Più ingressi rispetto al passato, quote più ampie per colf, badanti ed edili e canali preferenziali per i lavoratori formati nei Paesi d'origine. Una "prima autentica programmazione dei flussi" che dovrebbe essere definita entro novembre. Il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi anticipa a Stranieri in Italia i punti salienti del prossimo decreto flussi.
"Negli anni passati - spiega Sacconi- i flussi in Italia sono stati subiti. Abbiamo avuto 124 diversi Paesi di provenienza, un caso unico: è la prova che il fenomeno non è stato oggetto di alcuna minima programmazione"
Cosa dobbiamo aspettarci invece dal prossimo decreto per gli extraue?
Innanzitutto la prima autentica programmazione dei flussi d'ingresso. Per la prima volta, grazie al nuovo regolamento e ad attività come le intese realizzate con alcuni Paesi per i contrasto dei flussi clandestini e la collaborazione dei mercati del lavoro è possibile programmare flussi che sono corrispondenti alle esigenze della nostra economia e compatibili con quelle della nostra società. Inoltre dovrebbe trovare finalmente uno spazio significativo il cuore della riqualificazione dei flussi, cioè la formazione nei paesi d'origine.
Come funzionerà?
I lavoratori potranno essere formati nei loro Paesi prima dell'ingresso in Italia, grazie ad attività avviate dalle associazioni di categoria o da realtà come la Caritas, che svolge un'importante funzione di intermediazione tra le famiglie e le persone che offrono servizi di cura. Sarà possibile appunto realizzare attività di formazione, a partire dai corsi di lingua italiana, che consentiranno di organizzare flussi già in partenza orientati a una maggiore integrazione.
Che opportunità verranno offerte a questi lavoratori?
Avranno certamente a disposizione dei canali d'ingresso preferenziali, come prevede il regolamento della legge Bossi-Fini. Beneficeranno del diritto di prelazione, di quote privilegiate e anche di quote aggiuntive. Questi flussi escono quasi dalla logica della quota, perché in quanto formati nel paese d'origine sono presumibilmente destinati a una più facile integrazione.
Al di là di quelli formati in patria, a quali lavoratori si darà più spazio nel decreto?
Vi sarà una spiccata preferenza per le figure più necessarie al nostro sistema economico e sociale, come le persone che si dedicano ai servizi di cura per la famiglia o per la persona o i lavoratori edili. Ci sarà invece un contenimento per quanto riguarda i lavoratori dell'industria manifatturiera, che in Italia stanno calando. Ci sono già molti processi di ristrutturazione che creano immigrati disoccupati, la cui reinclusione nel mercato del lavoro è ovviamente complessa.
Verranno ancora stabilite delle quote per i neocomunitari?
La distinzione è obbligata. A maggio scade il primo biennio della moratoria alla libera circolazione dei lavoratori dipendenti dei Paesi di nuova adesione, e abbiamo la possibilità di prorogarla per altri tre anni. Quest'anno in Italia si sono registrati flussi inferiori a quelli programmati, al contrario di quanto avvenuto in Germania e Austria, che hanno subito una forte pressione. Potremmo decidere di rinnovare la moratoria per un periodo inferiore al triennio, in modo da verificare ulteriormente come vanno le cose.
Torniamo ai lavoratori extracomunitari. A giugno imprese e famiglie ne avevano già chiesti 240mila, a fronte di meno di 100mila ingressi autorizzati…
Per il prossimo anno stimiamo circa 250mila richieste, ma come ho detto sopratutto quelle che arrivano dal settore manifatturiero dovranno essere esaminate con maggiore cautela. Credo però che sarà possibile, grazie alla maggiore capacità di governare questi flussi, alzare il numero degli ingressi rispetto a quelli autorizzati nel 2005. La decisione però verrà presa dal Consiglio dei ministri, non solo in base alle richieste ma anche con una maggiore attenzione ai diversi ambiti nei quali di articola la programmazione dei flussi. Basti pensare alle quote privilegiate previste per i paesi con i quali sono in corso rapporti di collaborazione.
L'Italia ha di recente firmato un accordo con la Romania. Avrà effetti sul decreto flussi?
Sicuramente si tratta di un accordo molto importante alla cui sottoscrizione ho partecipato anch'io al fianco del ministro Maroni. Mi sembra molto significativo perché la Romania ha con noi un'intensa collaborazione e si muove nella prospettiva dell'adesione all'Unione. È uno dei Paesi per i quali si ipotizzano quote privilegiate, dobbiamo però ancora stabilire se entreranno già in questa programmazione.
Quali sono i tempi previsti per l'emanazione dei flussi 2006?
Mi auguro che si possa avere entro novembre un primo decreto del consiglio dei ministri, che poi però dovrà andare all'esame della conferenza stato regioni e quindi delle commissioni parlamentari. Sarebbe in ogni caso la prima volta che i flussi vengono definiti all'inizio dell'anno di riferimento, svolgendo un'effettiva funzione di programmazione.
Si potrà mai superare il meccanismo delle quote?
Io credo che il problema principale sia qualificare i flussi d'ingresso. La quota porta con se un'idea di contenimento che si rende necessario quando il fenomeno è tendenzialmente subito. Quando il fenomeno al contrario diventa più programmato e gestito è evidente che, almeno per i canali che vengono qualificati, si possa andare al di là del concetto di quota.
(11 novembre 2005)
Elvio Pasca