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I servizi segreti italiani: "Previsti 1 milione e mezzo di nuovi immigrati"
Nuovi immigrati in arrivo sulle coste italiane, forse anche 1 milione e mezzo.
Per l'intelligence italiana sarebbero questo il numero delle persone pronte a lasciare l' Africa con ogni mezzo per arrivare in Italia attraverso il canale di Sicilia.
L'annuncio è stato fatto ieri dal presidente del Copaco, Enzo Bianco, al termine della lunga audizione del direttore del Sismi, Nicolò Pollari.
"Il Sismi sta monitorando attentamente la situazione - ha riferito Bianco - che è molto più tragica di quanto possa apparire, visto che, a fronte di una nave in difficoltà soccorsa, chissà quante sono quelle che affondano senza lasciare tracce nel canale di Sicilia, se è vero che spesso i pescatori trovano tracce di cadaveri nelle reti.
Si tratta, ha sottolineato, "di un dramma di proporzioni catastrofiche e senza una collaborazione seria con i Paesi di partenza, quello che sta accadendo in questi giorni in futuro si potrebbe moltiplicare per 10 o per 100".
Ed il dramma, ha rilevato Bianco, non avviene solo in mare: "Pollari ci ha infatti detto anche che nel deserto africano sono state rilevate tracce di decine e decine di vittime morte nel tentativo di raggiungere le coste".
A guidare questo traffico di uomini, ha poi osservato il presidente del Copaco, "ci sono piccole organizzazioni locali, efferate e pericolose.
Abbiamo chiesto esplicitamente a Pollari se risulta, come affermato dal ministero dell' Interno, se l'organizzazione del traffico di clandestini si uno di sistemi di finanziamento di Al Qaeda, ma al Sismi questo non risulta: si tratta di piccole organizzazioni locali".
La chiave per contrastare il fenomeno, secondo Bianco, "é nell' intensificazione della collaborazione con Tunisia e Libia, innanzitutto. Chiedo quindi al Governo di investire risorse adeguate in questo campo: si può e si deve fare di più".
Negli anni scorsi, ha ricordato, "si è visto che quando la Tunisia ha collaborato efficacemente, gli sbarchi si sono interrotti. L' Italia deve quindi onorare gli impegni: nel triennio in cui il rapporto ha funzionato (1998-2001) l' Italia ha fornito mezzi navali e terrestri al Paese nordafricano per rafforzare la vigilanza.
Verso la fine del terzo anno, quando per un ritardo non arrivarono i fondi, ripresero gli sbarchi. Ora evidentemente sta accadendo la stessa cosa". Quanto alla Libia, ha proseguito il presidente del Copaco, "il problema è quello di superare l' embargo dell' Unione europea.
Da siciliano voglio comunque ricordare che in passato, quando i nostri pescatori si avventuravano nelle zone di mare di competenza di questi Paesi, intervenivano le guardie costiere e sequestravano le navi. Quindi vuol dire che le capacità per un controllo del mare ci sono".
(23 ottobre 2003)
s.c.
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