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VICENZA - "Bossi in fonderia!", "Fini, Bossi, liberate gli stranieri", "Si badrone…".
Questo il tono degli slogan che hanno scandito ieri lo sciopero dei lavoratori migranti della provincia di Vicenza.
7000 operai provenienti da tutta la provincia hanno sfilato lungo corso Palladio, nel centro di Vicenza, per dire no alla Bossi-Fini e per chiedere la tutela dei diritti fondamentali come quello alla casa, alla formazione professionale e ai ricongiungimenti familiari.
È stato un corteo pacifico e coloratissimo, variegato come la provenienza dei lavoratori che hanno deciso di incrociare le braccia in difesa dei loro diritti.
Senegalesi, nigeriani, albanesi, marocchini, ma anche tanti uomini e donne provenienti dall'Est sono da anni una risorsa importantissima per l'economia della provincia, forza lavoro indispensabile per acciaierie, concerie e altre fabbriche di una delle realtà produttive più importanti del Paese.
Per avere un'idea della dimensione dell'immigrazione in questa zona, basta guardare alle cifre: nella sola Vicenza lavorano 42mila stranieri regolari, 150mila dell'intera regione.
Insieme agli extracomunitari ieri hanno scioperato anche tanti operai italiani che ogni giorno lavorano fianco a fianco con gli extracomunitari, confermando che il lavoro può essere spesso il più importante luogo di integrazione.
Già lo sciopero generale del 16 aprile scorso, con extracomunitari e italiani che protestavano insieme contro le modifiche all'art. 18, aveva dimostrato che ormai le aspirazioni dei lavoratori immigrati non sono disgiunte da quelle dei loro colleghi italiani.
I sindacati si pongono sempre più come centro di coordinamento e coesione in questo campo.
"Non c'è nessuna intenzione - si leggeva nel comunicato di ieri di Cgil, Cisl e Uil - di separare le giuste rivendicazioni dei lavoratori migranti dalla battaglia più generale sui diritti che l'insieme dei lavoratori stanno portando avanti in questi mesi."
Per il centrodestra, invece, la manifestazione di ieri è stata semplicemente il frutto di una strumentalizzazione da parte dei sindacati.
Ha commentato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoni, :"Tutto come previsto: gli immigrati regolari, addestrati dalla Triplice sindacale, scendono in piazza contro la legge Fini-Bossi elogiando con striscioni e cori la clandestinità".
"Così facendo - ha aggiunto Calderoli - dimostrano tutta la faziosa azione della Triplice che continua a raccontare fandonie e a contrastare una legge che, colpendo gli irregolari, garantisce maggiori diritti ai regolari. Purtroppo gli immigrati che sono scesi in piazza oggi si sono lasciati infinocchiare dalla propaganda antigovernativa, palesemente falsa".
Non è dello stesso avviso Giuseppe Benetti, responsabile provinciale della Cisl.
"Le parole di Calderoli - rileva Benetti - ci sembrano una distorsione di quello che fa il sindacato. Siamo contrari alla clandestinità. I clandestini sono necessari sole alle aziende che vogliono utilizzare il lavoro nero. I lavoratori immigrati che fanno riferimento al sindacato vogliono cercare una convivenza civile; vogliono condizioni per essere integrati,avere un alloggio, una integrazione famigliare, un servizio regolare con le forze dell' ordine per quanto riguarda i permessi".
"Il messaggio della manifestazione - ha concluso Benedetti- è stato quello di una richiesta di integrazione e tutti quelli che sono intervenuti hanno ringraziato la città di Vicenza. Quello che é partito stamane è stato un messaggio positivo".
(16 maggio 2002)
Elvio Pasca
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