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ROMA – Si intitola Shukran, "grazie" in lingua araba, l’idioma usato dalla comunità di stranieri più numerosa d’Italia, e va onda da due anni su Rai Tre, ogni lundì alle 12 e 25. Una trasmissione televisiva di un quarto d’ora, condotta da Luciana Anzalone, che è anche responsabile del programma, dedicata al mondo degli immigrati, con servizi, interviste, reportage dai paesi di provenienza, destinata a un pubblico di spettatori italiani.

"L’integrazione si fa soprattutto cercando di far conoscere paesi d’origine e culture diverse - spiega Luciana Anzalone - innanzitutto parlando dei problemi. Giustamente alcuni italiani sono spaventati, esistono senza dubbio problemi di convivenza, ma bisogna risolverli. Alcuni paletti vanno tenuti ben fissi: penso ai diritti fondamentali, alla costituzione. Ma per il resto credo che si debba cercare un confronto. Alcuni esempi. La sepoltura: la legge italiana proibisce che avvenga nella nuda terra, come prescrive il Corano. I parenti erano costretti a sostenere costi enormi per trasportare il feretro nella terra d’origine, tutta la comunità si tassava per consentire una sepoltura secondo il rito musulmano. Ora questo fatto è stato superato (mi chiedo se non ci si poteva pensare prima): si mette il feretro nelle lenzuola, come prevede il loro rito, si mette nella cassa e nella cassa si mette la terra. In questo modo è tutto a posto. Oppure - prosegue Luciana Anzalone - le fotografie per i documenti delle donne musulmane: non si devono vedere le orecchie. Le suore lo fanno da sempre, non mostrano in foto le orecchie, la stessa cosa vale per le musulmane. Le orecchie di Branduardi - scherza - le ha viste la mamma e basta...".

"Ci sono invece dei paletti – prosegue -. Le mutilazione sessuali: nel nostro paese non si fanno. Ma anche qui, attenzione. Molti pensano che siano legate alla religione musulmana. Non è vero. Nel sud dell’Egitto, in Sudan, in Somalia sono cristiani, ebrei musulmani a farle. E’ una pratica antichissima di una società tribale, lo fanno anche i cristiani, ovviamente solo in quei paesi. I paletti, quindi, mettiamoceli, ma alle cose veramente importanti, per il resto apriamoci al confronto. Può essere un arricchimento anche per noi. Il velo, ad esempio: forse noi siamo troppo scoperte, la riservatezza può essere un valore da riscoprire… mi riferisco a certe pubblicità o a certi programmi televisivi a volte un po’ volgari".

Ma com’è Shukran, che tipo di televisione propone?

"Rispetto a come era stato pensato il programma, ora dopo l’11 settembre le cose sono cambiate - afferma Luciana Anzalone - diamo ovviamente più spazio all’attualità. Nella trasmissione di oggi, 24 ottobre, parliamo dell’Islam, se i musulmani delle comunità che vivono in Italia sono chiari o mantengono una certa ambiguità (condannano il terrorismo e non Bin Laden?), sentiamo il parere degli italiani e poi c’è un servizio sui clandestini, tra poco inizierà la discussione in Parlamento del nuovo testo di legge sull’immigrazione: devono essere aumentate le pene? E poi parliamo dei punti deboli delle frontiere italiane. Siamo stati a Gorizia: lì il confine c’è e non c’è. Nel senso che ci sono solo dei piccoli cippi da scovare tra i boschi e i prati: 253 chilometri in questo modo, non si può fare un muro, ai tempi di Tito c’erano le torrette con i militari, ora non c’è più nulla. Anche noi facendo il servizio abbiamo sconfinato più volte: non abbiano incontrato nessuno e nessuno ci ha detto niente. In realtà da lì non passano gli slavi, ma soprattutto rumeni e curdi diretti in Germania o in Svezia, dove, soprattutto i curdi, hanno un’accoglienza migliore. La clandestinità - aggiunge - va perseguita, ma senza fare l’equazione: clandestini uguale delinquenti, bisogna tenere a bada queste generalizzazioni".

I servizi di Shukran puntano molto a far conoscere i paesi di provenienza degli immigrati e riscuotono un grande successo di pubblico, testimoniato dalle "valanghe" di email che giungono n redazione.

"Si scoprono delle cose che ci uniscono - spiega Luciana Anzalone - ad esempio, i cinesi che vengono in Italia arrivano tutti da un’unica città, non dalla Cina: si chiama Wenhzou, 7 milioni di abitanti, a sud di Shanghai. Il Comune, la provincia di Prato, che ospitano una grande comunità cinese, hanno fatto un gemellaggio con Wenhzou. Siamo andati a vedere da dove partono: nelle vie principali, se fermi la gente e chiedi se ha parenti, amici in Italia, rispondono in italiano, sì, rispondono, a Prato, Venezia, Reggio Emilia, Treviso. E si scoprono cose straordinarie: 150mila cinesi raggiunsero la Francia durante la guerra: venivano impiegati per raccogliere i cadaveri sui campi di battaglia e per lavorare al posto dei francesi andati via per combattere. Da Parigi, poi sono venuti in Italia, a Milano, a vendere cravatte. Ancora oggi, con la liberalizzazione della Cina, c’è stata una catena familiare che si è messa in moto. I cinesi provenienti da Wenhzou sono in Europa solo in Francia e in Italia, alcuni sono anche in California. Quelli che vivono in Inghilterra invece arrivano da Canton ed altre città della Cina".

E non è l’unica scoperta. Può anche succedere che nel cuore dell’Africa spunti un pezzo d’Italia del nord…

"In Senegal - racconta Anzalone - c’è una città chiamata Torino-Senegal, fondata da un gruppo di piemontesi emigrati per vacanza, pensionati che vivono lì sei mesi all’anno. Si trova ad un’ora e mezzo dalla capitale Dakar. E non solo. I senegalesi ci hanno detto che l’Italia li ha aiutati a svolgere in modo trasparente le ultime elezioni, che hanno messo fine ad un lungo periodo di governo di una parte politica. Grazie alle radio private installate dagli italiani è stato possibile controllare le elezioni e prevenire tentativi di brogli. A Dakar c’è addirittura un ufficio dell’Inca-Cgil che aiuta gli immigrati che ritornano in patria ad aprire con i risparmi attività produttive, che mettano in moto l’economia e creino nuovi posti di lavoro, e quelli che invece vogliono andare in Italia a farlo non da clandestini. E’ un ufficio vivace, pieno di gente…".

Shukran, però, non è solo immagini di realtà dal mondo. La trasmissione dà spazio anche a letteratura e cinema dei paesi di origine o prodotti in Italia sugli immigrati. "E venuto in trasmissione Ettore Scola - spiega la conduttrice - a presentare il suo film ‘Concorrenza sleale’, ma abbiamo avuto come ospiti anche Lucio Dalla, Pino Daniele, Angelo Branduardi. La sigla del programma, nella quale la parola "grazie" è detta in tutte le lingue, dal pachistano, al cinese al wolof, è invece ‘Samarcanda’, una canzone di Roberto Vecchioni, e prestò verrà a trovarci anche lui... ".
                                                                      Giovanni Senatore