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Censis: cresce il sommerso, i più colpiti sono i lavoratori immigrati. Anche quando hanno i documeti in regola, lavorano in nero 1 volta su 5. Invia questo articolo   Stampa questa pagina

ROMA - In Italia cresce il sommerso, e se fino a qualche anno fa la categoria più colpita era quella dei disoccupati, adesso il triste primato spetta agli immigrati.

Anche quando hanno i documenti in regola, i lavoratori stranieri sono infatti "in nero" una volta su 5.

Stime del Censis, che sta preparando per conto del Ministero del Lavoro un "manuale di supporto conoscitivo agli operatori dei servizi per l'impiego" in occasione nell'ambito del semestre di presidenza europeo.

Il dato sul lavoro in nero degli stranieri viene fuori da un campione di 1200 immigrati, tutti con permesso di soggiorno, in Italia da almeno due anni.
Il tasso di irregolarità (in media del 21,9%) varia di molto tra lavoratori autonomi, "sommersi" nel 42,1% dei casi, e lavoratori subordinati, quasi il 15% dei casi, sia per gli occupati nelle aziende che per quelli che lavorano presso le famiglie italiane.

Tra gli intervistati occupati irregolarmente, il 17,6% ha dichiarato di aver avuto in passato altri rapporti di lavoro in nero. Del 78,1% che dichiara al contrario di lavorare regolarmente, il 50,2% proviene da una condizione di lavoro in nero e solo il 27,9% ha lavorato sempre "in chiaro".

Il Censis distingue il lavoro nero in tre tipologie: nel 45% dei casi si tratta di rapporti di lavoro regolari con trattamenti di fatto difformi, per il 28% si tratta di occupazione irregolare in un contesto aziendale o lavorativo regolare, ed infine per un residuo 27% di occupati in contesti totalmente sommersi.

La geografia del sommerso è sbilanciata a sud, Calabria in testa.

Una stima sui tassi di irregolarità al 2000 testimonia che i livelli massimi vengono raggiunti dalle province di Catanzaro e Reggio Calabria, con il 30% di irregolari, ma tra le primi dieci compaiono anche Vibo Valentia (28,2%) e Cosenza (26,8%).
In terza posizione c'é Caserta (29,4% ) che con Napoli (28,7%), al quinto posto, costituisce l'area metropolitana più irregolare d'Italia. Completano il gruppo di testa le province siciliane di Enna (29,1%), Palermo (28,2%), Messina (26,7%) e Catania (26%).

All'estremo opposto troviamo ben 33 province con un tasso di irregolarità minimo, compreso tra il 7% e il 12%. Tra queste sono incluse Milano (8,7%) e Bologna (8,5%), ma anche gran parte del Piemonte (Alessandria registra il valore minimo in assoluto del 7,6%) e alcune province lombarde, emiliane e venete.

(5 dicembre 2003)

E P