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Il libro
Se una donna dell'Est racconta l'Italia
"Voglio un marito italiano" è il primo romanzo dell'ucraina Marina Sorina. "L'ho scritto per sfatare i luoghi comuni ora che la società italiana si è accorta di noi"
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Non è un manuale su come abbindolare e sposare un uomo italiano. Al contrario di quello che copertina e titolo allusivi lasciano immaginare (scelti dall'editore per ragioni di marketing?) il libro di Marina Sorina, ricercatrice ucraina a Verona, specializzata in teoria della traduzione, da 11 anni in Italia, è un romanzo contro gli stereotipi.


Marina Sorina


Raccontando la storia di un amore, Sorina sfata il luogo comune della donna dell'Est scaltra e spregiudicata, pronta a tutto pur di accaparrarsi un marito italiano, prendere la cittadinanza e poi fare i suoi comodi. "La verità - spiega l'autrice - è che questi casi sono davvero un'esigua minoranza. Ho cercato di dare voci alle migliaia di mie connazionali che abbandonano la famiglia e le loro abitudini per emigrare. Non sono spinte da avidità o dalla voglia di fare la bella vita. Sanno che andranno incontro a un'esistenza faticosa, fatta di poche certezze, molte batoste e continue rinunce, ma hanno bisogno di andare via".

Lo fanno perché in Ucraina il lavoro non c'è o è mal retribuito. Oppure, come Svetlana, la giovane protagonista del romanzo, perché hanno voglia di prospettive nuove, di sperimentare una vita diversa da quella povera e grigia in cui sono intrappolate. O anche perché sono state abbandonate dal marito e hanno bisogno di cambiare aria.

E se in Italia l'amore arriva, si tratta spesso di un caso, non certo del frutto di una decisione presa a tavolino. "Il mio matrimonio con un italiano - prosegue Sorina - ne è un esempio. Un incontro casuale che si trasforma in un'unione basata sulla complicità, nata dagli interessi culturali comuni, forgiata nel superare insieme gli ostacoli burocratici".

Nel libro l'autrice descrive persone reali. Sono badanti e colf che non vanno mai al cinema e non si azzardano a prendere un caffè in un bar, preferendo mandare a casa tutti i loro risparmi, e si accontentano di qualche ora al parco con le loro connazionali, in un grande spirito di solidarietà. Oppure donne rapite e costrette a prostituirsi. O donne che idealizzano il nuovo Paese e gli uomini che lo abitano, si fidano senza riserve e pagano a caro prezzo la loro ingenuità.

"Nel libro confluiscono le vicende di tante donne - spiega Sorina - e c'è una parte della mia esperienza personale. Sono mie le riflessioni di Svetlana sulla scissione di una vita divisa tra Italia e Ucraina, in cui si finisce per sentirsi stranieri ovunque, nel vecchio e nel nuovo mondo. È mia la voglia di avere giustizia di fronte allo sfruttamento di datori di lavoro pronti a scaricarti senza troppi scrupoli".

Non solo. "Sono mie le osservazioni di una certa società italiana caratterizzata dal formalismo e dalla freddezza nei rapporti interpersonali, dove conta solo la propria famiglia e ci si dimentica spesso del resto della comunità. Come pure è vera la descrizione dei miei ex-suoceri, due persone semplici e sagge che mi hanno accolto a braccia aperte, senza pregiudizi. Il libro è dedicato a loro. Volevo che capissero il mio affetto e che si riconoscessero, per questo li ho descritti quasi fotograficamente".

Il lieto fine del romanzo è invece uno scarto poetico rispetto alla biografia dell'autrice. "Sì, dopo 6 anni di vita insieme abbiamo divorziato - confessa Sorina - ma non è questo il punto essenziale. Volevo far capire con questo libro che i matrimoni combinati sono solo un'eccezione anche se vistosa. Certo, ci sarebbero molte più convivenze tra le coppie miste se il permesso di soggiorno non fosse legato così strettamente al contratto di lavoro. Spesso si accelera la scelta del matrimonio per smettere di vivere sotto la spada di Damocle di un licenziamento che rischia di farti sprofondare nella clandestinità".

Il romanzo, pubblicato a fine settembre dalla casa editrice Il Punto d'Incontro, arricchisce l'incipiente letteratura di autori stranieri che scrivono in lingua italiana. "È una cosa di cui vado fiera - conclude l'autrice - perché è il primo libro che un'ucraina scrive direttamente in italiano, e credo di averlo scritto nel momento giusto, in cui la società italiana si sta accorgendo della presenza di queste donne e comincia a farsi domande su di loro. Io ho cercato di dare qualche risposta".

(7 novembre 2006)

Andrea Gagliardi