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La Lega, la Padania e il razzismo. Dopo gli ultimi interventi di Calderoli, Gentilini e Stiffoni, una breve inchiesta di Stranieri in Italia sul fenomeno dell'intolleranza
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ROMA - "L'immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso" e "cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo, il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto" ed ancora "bisogna pulire etnicamente il territorio da questa mala pianta che atrofizza la nostra serenità, la nostra sicurezza e la nostra fiducia nella giustizia", aggiungiamoci anche "per ogni giorno di prigionia degli ostaggi in Iraq ciascun paese revochi i permessi di soggiorno ed espella 1000 immigrati islamici provenienti dai cosiddetti stati canaglia".

Questi sono alcuni degli articoli che la nostra rubrica S.0.S razzismo ha messo in evidenza negli ultimi tempi per sottolineare il crescente fenomeno del razzismo in Italia.

La cosa che colpisce (ma non è una novità) è l'atteggiamento che coinvolge sempre più gli esponenti e simpatizzanti del movimento politico della Lega di Umberto Bossi.

Un odio costante, ingiustificabile: grazie a questi personaggi (politici e non) il razzismo assume nel tempo una specificità incontrollata, una latente e costante presenza, una sorta di 'nuova legge di Stato'.

Anche la stampa contribuisce in maniera decisiva in questa losca opera.
Dopo aver riportato un recente articolo de La Padania, l'organo di stampa della Lega Nord, abbiamo fatto una breve ricerca tra gli articoli pubblicati dallo stesso giornale negli anni passati, portando alla luce alcuni articoli di stampo (presumibilmente) razzista.

La Padania, 6 febbraio 2002 - Alberto Rodighiero
Padova nella morsa dei nigeriani
Protesta dei residenti di via D'Avanzo, costretti a vivere tra spacciatori, prostitute e ladri
Il Carroccio chiede l'intervento del prefetto: "Situazione allarmante" […] "Purtroppo i padovani non sono più i veri padroni della città - commenta amaramente Maurizio Conte, segretario provinciale della Lega Nord-Liga Veneta - si vedono privati di interi quartieri che vanno sempre più degradandosi. E, inutile negarlo, in città si vive sempre meno bene e le classifiche nazionali della qualità della vita stanno lì a dimostrarlo. Alla presentazione dei dati del 2001 la città del Santo ne è uscita con le ossa rotte". Una situazione, dunque, che rischia di degenerare e di compromettere seriamente la serena convivenza tra cittadini padovani e "ospiti" extracomunitari. […]

La Padania, 7 maggio 2000 - Giulio Ferrari
Per Alì è Bossi lo straniero
Si sono intrufolati in massa sulla terra di popoli che con la loro forza di volontà e il loro talento hanno scritto per un paio di millenni la storia dell'umanità, e approfittano dei frutti di quella civiltà che né loro né i loro padri hanno mai saputo pensare e costruire, ma non provano il minimo sussulto di pudore nel definire "straniero" e persino "clandestino" un ministro del paese che li ospita. "Sentenze" sputate dal Forum degli immigrati riminesi, per bocca del loro portavoce, tale Alì e qualcosa, che ha messo assieme lo sproloquio rivolto a Umberto Bossi in un'intervista pubblicata ieri su L'Unità. […]

La Padania, 20 marzo 2002
Sporchi, contagiosi e puzzano
DICONO A CATANIA - "Certo fanno pena, ma non è possibile accoglierli tutti nel palanitta, non è una struttura adatta. E poi sono sporchi". È il commento quasi unanime che si raccoglie nel popoloso rione Librino di Catania dove lunedì sono stati ospitati per mezza giornata 892 dei 928 immigrati clandestini. La struttura ieri era chiusa e un foglio sulla porta di ingresso segnalava che era in corso una disinfezione, e che entro oggi al massimo sarà restituita al quartiere e alle società che solitamente ne usufruiscono. […] "Io - afferma una sua vicina di casa - non manderò i miei figli al palanitta, ho paura che possano prendere qualche malattia contagiosa". Meno drastico il titolare di una cartoleria. "Certo fanno pena - dice - con tutti quei bambini piccoli e in quelle condizioni, ma non possono essere ospitati in una struttura che è inadeguata. E poi diciamola tutta: creano troppi problemi alla gente del quartiere: sporcizia, rischio infezioni, blocco delle strade, cattivi odori. […]

La Padania, 12 febbraio 2002
Non hanno voglia di lavorare
[…] Secondo il leader della Lega Nord "non è vero" che gli imprenditori insistono in una posizione favorevole agli immigrati per avere mano d'opera a basso costo. "No, non è così - ha difatti precisato - a me non hanno detto così. La verità è che, di tutti coloro che arrivano, sono pochissimi quelli che hanno davvero voglia di lavorare. E iscrivendosi al collocamento hanno trovato il modo di non diventare clandestini. […]

La Padania, 13 febbraio 2002
Borghezio: nessun trapianto degli organi per i clandestini
"La decisione assunta dal Consiglio comunale di Torino per garantire, a favore di un immigrato clandestino, la copertura a carico dei contribuenti torinesi delle spese relative ad un trapianto di fegato è del tutto inaccettabile" dice Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord. "Le motivazioni pseudo-umanitarie, di cui si ammantano i sepolcri imbiancati dell'ulivo, mostrano però la corda di fronte alla preoccupazione, più che motivata, dei nostri malati che già attualmente sono alle prese con un sistema sanitario penoso". "Lo sanno, le anime belle del centrosinistra, che, con questa decisione, le liste di attesa per i trapianti saranno presto intasate da malati extracomunitari, clandestini o no, appositamente immigrati nel nostro Paese?".

La Padania, 4 aprile 2002 - Rosanna Scardi
Ai lombardi priorità per la casa
Boni: "Pronta l'unità di crisi per tutelare i diritti della nostra gente"
"Non è assolutamente concepibile che un ultrasettantenne, milanese da generazioni e che fatica a vivere con una magra pensione, abbia minori possibilità di ottenere una casa rispetto a un extracomunitario. Del resto, anche se quest'ultimo ha un regolare permesso di soggiorno, di certo, non ha contribuito con il proprio lavoro a favorire il benessere del nostro Paese". Con queste parole, Davide Boni, capogruppo regionale della Lega Nord, si ribella alla recente sentenza del Tribunale di Milano. […]

La Padania, settembre 2002
«La gente sta con Gentilini»
Giancarlo Gentilini si è sentito erroneamente citato e male interpretato. È per questo motivo che il signor Gentilini, sindaco ormai da tempo di questa prospera città del Nord Est dell’Italia, si è fatto intervistare nel suo ufficio questo pomeriggio per mettere le cose in chiaro. Ha ammesso di aver detto una volta che gli immigrati qui potrebbero essere usati come prede e selvaggina. Ma ha ribadito che si è trattato di un commento inoffensivo poiché «io ero con un gruppo di amici, la maggior parte dei quali cacciatori. Poiché il 70 per cento dei criminali che ho nelle mie prigioni sono immigrati, per scherzare ho detto: non potremmo utilizzarli vestiti da conigli per fare esercitare i cacciatori?». No, ha detto che non ha mai rivendicato la superiorià razziale degli italiani nel Nord, come i media hanno riportato. Tuttavia, ha detto, «gli italiani hanno alle loro spalle una civilizzazione di duemila anni», mentre gli immigrati di Treviso «conoscono solo la civilizzazione della savana e della giungla» dove erano soliti cacciare gazzelle e leoni. «È ovvio - ha concluso Gentilini - che c’è un’immensa differenza».[...]

Questa breve ricerca vuole essere una denuncia contro chi, approfittando della situazione politica del Paese, sfrutta il potere mediatico per diffondere idee razziste e xenofobe.
Ci chiediamo: ma è possibile che tutto questo possa avvenire senza concrete reazioni da parte di chi rappresenta le istituzioni?

(5 maggio 2004)

Stefano Camilloni