Lavoratori stagionali
La denuncia di Medici senza frontiere: vivono in condizioni indecenti
Il 43,2% degli immigrati non dispone di servizi igienici
ROMA - Il 40% vive in edifici abbandonati, il 50% non ha acqua corrente, il 30% non ha elettricità, il 43,2% non dispone di servizi igienici, il 30% ha subito maltrattamenti o abusi per lo più da italiani: gli stranieri che lavorano come stagionali nelle campagne del Sud Italia vivono quasi sempre in condizioni inaccettabili di vita, salute e lavoro.
La denuncia arriva da "Medici senza frontiere", che punta il dito contro un "sistema totalmente ipocrita".
"Nel nostro paese - afferma Andrea Accardi, responsabile dei progetti italiani di Msf - si continua a parlare di invasione, puntando solo i riflettori su Lampedusa e giustificando così scelte politiche restrittive e repressive. Nessuno parla invece di dove vadano a finire queste persone una volta sbarcate".
E' dal 2003 che l'organizzazione internazionale si occupa del fenomeno degli immigrati impiegati come lavoratori stagionali, attraverso un lavoro di assistenza sanitaria e umanitaria. E anche nell'estate 2006 gli operatori di Msf hanno constatato come gli stranieri che arrivano sani in Italia si ammalano qui a causa delle indecenti condizioni che trovano all'arrivo nelle campagne.
"Manca qualsiasi forma di accoglienza - continua Accardi - il sistema è totalmente ipocrita e vede la connivenza e il coinvolgimento di tutti gli attori a partire dalle autorità governative e dalle istituzioni locali fino ad arrivare alle organizzazioni di produttori e ai sindacati".
Quasi a tutti gli immigrati che hanno richiesto una visita sono state effettivamente diagnosticate una o più patologie. Le principali malattie diagnosticate si riferiscono soprattutto a patologie dermatologiche (23,6%); parassiti intestinali e malattie del cavo orale (15,5% ciascuna); malattie respiratorie (14,3%) correlabili alle precarie condizioni di vita. "Ci appelliamo a tutte le istituzioni coinvolte e alla società civile - conclude Accardi - perché simili situazioni non persistano in un paese che si definisce civile come l'Italia".
(1 settembre 2006)