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Immigrazione
Eurispes: "In Italia 2.600.000 stranieri regolari"
Sono il 4,5% della popolazione complessiva del Paese

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ROMA - Sono circa due milioni e 600 mila gli immigrati regolari in Italia: il 90% arriva per lavoro o per motivi di famiglia.

Questa la fotografia sul pianeta immigrazione scattata dall'Eurispes in un capitolo del "Rapporto Italia 2005", in cui affronta anche la questione dei Centri di permanenza temporanea.

Il dato, sottolinea l'Eurispes, è superiore a quello registrato dal ministero dell'Interno (circa 2,2 milioni) perché comprende anche i 400.000 minori, aumentati al ritmo di 65.000 l'anno. Nonostante la formalizzazione dei permessi di soggiorno e dei contratti di lavoro di quanti avevano fatto richiesta di regolarizzazione nell'anno precedente, il 2003 - rileva l'Istituto - è stato per l'Italia un anno di relativa chiusura: senza tenere conto dei 68.000 visti per lavoro stagionale, se ai 19.500 visti per inserimento lavorativo (come autonomi o dipendenti) si aggiungono 66.000 visti per ricongiungimento familiare, 18.000 per motivi di studio e 4.000 per motivi religiosi, il totale di ingressi ha toccato 107.500 unità. Tre soprattutto i gruppi nazionali di provenienza (Romania, Marocco e Albania), con circa 230-240 mila soggiornanti registrati; al quarto posto balza l'Ucraina (113.000), seguita dalla Cina (100.000). In generale, si impone la presenza europea con quasi la metà del totale (47,9%), di cui solo il 7% costituito da cittadini comunitari.

A livello nazionale, gli immigrati hanno un'incidenza del 4,5% sulla popolazione complessiva del Paese. Il 60% vive al nord (1 milione e 500 mila, soprattutto in Lombardia che ne conta 606 mila), il 30% al centro (710 mila, con epicentro nel Lazio che conta 369 mila immigrati) e il 10% (357 mila) al sud dove primeggia la Campania (121 mila).

I due terzi (66,1%) degli immigrati é venuto in Italia per lavoro e circa un quarto (24,3%) per motivi di famiglia. La quota dei soggiorni per lavoro, a seguito della regolarizzazione, è aumentata di 10 punti percentuali: da 834.000 a 1.450.000. Complessivamente il 97% dei permessi di soggiorno viene rilasciato per motivi di insediamento e "ciò - aggiunge l'Eurispes - relega in una dimensione decisamente anacronistica l'idea dell'immigrazione come fenomeno congiunturale". Nel corso di 5 anni, pur essendo diminuiti in termini assoluti i casi di violenza (spesso rivolta a donne singole, per lo più da parte di sfruttatori, o a minori), sono tuttavia aumentati quelli dichiaratamente razzisti.

In ambito occupazionale, sono 771.813 i casi di assunzioni a tempo indeterminato (18,9% del totale) e con 214.888 casi di assunzioni a tempo determinato (10,1% del totale). Complessivamente, un'assunzione di immigrato ogni 6: al nord si concentra il 70% di tutte le assunzioni, al centro il 20% e al sud il 10%. Nel 2003, anno in cui sono stati registrati i contratti stipulati dopo la regolarizzazione, l'incidenza delle donne nelle assunzioni ha toccato il 49,6%. Considerando le assunzioni per settori, il 7,4% va all'agricoltura, il 21,7% all'industria e il 27,2% ai servizi; il 43,7% è costituito prevalentemente da rapporti nel settore domestico. Tra gli aspetti più dinamici vi è l'imprenditoria: gli imprenditori stranieri sono risultati 71.843 (al 31 giugno 2004), con un'incidenza del 2% sul totale delle imprese.

I Cpt "chiamati impropriamente ed erroneamente centri 'di accoglienza' (anche se originariamente erano siglati Cpta, ovvero Centri di permanenza temporanea e assistenza), in realtà sono luoghi 'di soggiorno coatto', 'di detenzione e sospensione dei diritti', 'gabbie', 'lager' o 'prigioni', 'luoghi di detenzione militarizzati', 'luoghi della scomparsa'", sottolinea l'Eurispes riferendo alcuni titoli riportati dai mass media. La situazione, aggiunge parlando di un rapporto di Medici senza frontiere-sezione Italia del 2004, "si aggrava anche per via di una folta presenza (per una media del 60%, con punte fino al 95% in casi particolari) di persone che vengono dall'esperienza carceraria, e che spesso allo scadere della pena vengono nuovamente rinchiuse per poter essere poi rimpatriate. In media il 60-70% della popolazione all'interno dei Centri proviene dal carcere.

(5 febbraio 2005)

s.c.