Italia

                             Europa

                             Statistiche

                             L'intervista

                             Flussi

                             Città e regioni

                             Il mio avvocato

                             La voce del volontariato

                             Media

                             Cultura

                             Musica

ROMA - La metà circa dei ragazzi e delle ragazze europei che frequenta la scuola dell'obbligo ha ogni giorno come compagni di banco alunni di origine culturale e linguistica diversa dalla propria. L'interessante dato è reso noto dalla Commissione Europea in una relazione dal titolo: "Istruzione dei figli dei lavoratori migranti", nella quale si afferma inoltre che l'Unione deve fare fronte "a una nuova domanda in materia d'insegnamento linguistico delle cosiddette lingue materne dei migranti".

"La relazione - si legge in una nota del 22 febbraio scorso - presenta una visione globale dell'azione della Comunità europea, volta alla promozione della scolarizzazione dei figli dei lavoratori migranti legalmente residenti e dei bambini zingari".

L'istruzione, quindi, intesa come strumento per combattere intolleranza, xenofobia e razzismo, così come emerso dal Consiglio europeo di Edimburgo.

Per questo la Commissione si impegna "a stimolare ancor più la cooperazione fra Stati membri, per contribuire al miglioramento della qualità dell'istruzione dei figli di lavoratori migranti, indipendentemente dalle loro origini". Nello stesso tempo verrà attuata un'azione a favore dello "sviluppo delle politiche nazionali, mirate alla scolarizzazione dei bambini immigrati, verso l'educazione interculturale per tutti".

Sviluppo della diversità linguistica e culturale negli stati membri, a causa della "mobilità nell'ambito dell'Unione e della presenza di immigrati extracomunitari", il problema di politica dell'istruzione che la Commissione si propone di esaminare. Nella relazione, viene ricordato che "il termine di educazione interculturale, si è progressivamente imposto nella maggior parte degli stati membri per designare l'insieme di pratiche educative volte a promuovere il rispetto e la comprensione fra tutti gli alunni, indipendentemente dalle loro origini culturali, linguistiche, etniche o religiose".

Nel provvedimento comunitario, si fa inoltre riferimento ad altre norme europee che già prevedono come priorità da parte degli stati europei "l'integrazione scolare dei figli dei lavoratori migranti" (programma d'azione in materia d'istruzione del 9 febbraio 1976) e "l'insegnamento della lingua materna e della cultura del paese d'origine" (direttiva del Consiglio del 25 luglio 1977). Il programma del '76 prevede anche scambi di informazioni, azioni pilota e cooperazione in materia di formazione degli insegnanti. Mentre la direttiva del '77 impone "agli Stati membri l'obbligo di promuovere, in cooperazione con gli Stati di origine e in coordinamento con l'insegnamento normale, l'insegnamento della lingua materna e della cultura del paese d'origine". Un ulteriore strumento di integrazione, ricorda infine la Commissione, è il Fondo Sociale Europeo, che "ha arrecato un supporto all'attuazione di corsi linguistici e culturali a favore dei lavoratori migranti, onde agevolare la loro integrazione nei paesi ospiti ed ha anche cofinanziato corsi di lingua materna per i figli dei lavoratori migranti comunitari".

(4 marzo 2002)

Giovanni Senatore