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Intervista
"Comuni pronti a gestire i rinnovi"
Parla Fabio Sturani, vicepresidente dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci). "Sindaci non rappresentativi se gli immigrati non possono votare"
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Se il governo darà loro le risorse necessarie, i comuni italiani sono pronti ad accollarsi la gestione dei permessi di soggiorno. I comuni devono poter offrire servizi a tutti i cittadini, e gli immigrati sono parte integrante della comunità in cui vivono. Tanto che sarebbe ora di farli votare alle elezioni amministrative.

Ne è convinto Fabio Sturani, sindaco di Ancona e vicepresidente dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci). Sono membri dell'Anci l'80% dei comuni della Penisola.

I comuni sono pronti a gestire i permessi di soggiorno?
L'Anci è d'accordo ed ha comunicato questa sua disponibilità al ministero dell'Interno. Per ora c'è un tavolo di trattativa per quanto riguarda la gestione dei rinnovi. Noi pensiamo che sia un compito che devono svolgere i Comuni, a patto però che il governo ci riconosca le risorse umane e finanziarie necessarie.

A che punto è la trattativa?
Noi abbiamo proposto una sperimentazione in 10 città italiane, che dovrebbe partire il primo gennaio 2006. Ma l'accordo va chiuso adesso, perché dobbiamo avere il tempo di formare il personale e mettere su la macchina amministrativa.


Fabio Sturani


Quali città avete scelto per questo esperimento?
L'accordo è ancora sul tavolo, quindi preferisco non scendere troppo nei particolari. Diciamo però che si tratta di città medio -grandi, non di metropoli come Milano o Roma.

Il famoso decreto "salva Bossi-Fini" già prevedeva di decentrare la gestione dei permessi di soggiorno…

In realtà quel decreto sembra tagliato su misura per affidare i rinnovi a Poste Italiane. Si dice che lo Stato non dovrebbe avere costi aggiuntivi e quindi a pagarsi il rinnovo dovrebbe essere il cittadino straniero. La spesa dovrebbe aggirarsi intorno ai 40 euro a pratica. Questo però non ci sembra giusto

Perché?
Perché crediamo che una pratica amministrativa dovrebbe costare ai cittadini stranieri quanto costa agli italiani: al di là di spese di segreteria e cose simili, tutto il resto dovrebbe essere a carico dello Stato. È per questo che, insieme alle competenze, chiediamo che il governo ci trasferisca le risorse per rinnovare i permessi.

Secondo i funzionari di Polizia, affidando a voi la gestione dei permessi si rischia una "moltiplicazione esponenziale dei problemi"…
Esperimenti già avviati dimostrano il contrario. A Ravenna, a Brescia o anche ad Ancona, la mia città, sono i comuni a raccogliere tutta la documentazione per i rinnovi e ad inoltrarla alle questure.

I risultati?
Abbiamo ridotto i tempi di attesa e le code. Consideri che la Questura di Ancona dedica un pomeriggio a settimana alle pratiche presentate dai nostri funzionari. Il rinnovo arriva al massimo dopo tre, quatto settimane. E comunque questo non è l'unico modo per risolvere il problema dei rinnovi.

Altre proposte?
Si potrebbe cambiare la Bossi Fini o interpretarla meno rigidamente per quanto riguarda la durata dei permessi di soggiorno. Rinnovandoli ogni due anni, anziché ogni 12 mesi, si dimezzerebbero le code.

Non c'è rischio che, senza le risorse necessarie, ai Comini arrivi solo una "patata bollente"?
Il rischio c'è, rischio, e ci troveremmo sicuramente in difficoltà se ci affidassero ulteriori competenze amministrative senza nuove risorse. Fino ad oggi i sindaci hanno dimostrato grande senso di responsabilità e io chiedo ai miei colleghi un ulteriore sforzo. Siamo di fronte ad un problema di dignità, dobbiamo poter offrire servizi a tutti nostri cittadini. È fondamentale integrare chi ha un permesso di soggiorno: fa già parte della comunità in cui vive, lavora e paga le tasse.

È un discorso valido anche se parliamo di diritto di voto?
Certo, il discorso è lo stesso. L'Anci ha chiesto di dare a chi è regolarmente in Italia da cinque anni il diritto di voto alle amministrative. Il sindaco di una città che ha una presenza significativa di stranieri non è rappresentativo se questi non possono votare. Non capisco perché non farli partecipare attivamente alla vita della città.

Qualcuno ci sta già provando…
Il consiglio comunale di Genova ha votato uno statuto che lo prevede, ma è stato impugnato dal governo e vedremo come andrà a finire. Inoltre una sentenza del consiglio di stato ha stabilito che gli stranieri possono votare nelle circoscrizioni, dando ragione al comune di Forlì e torto al Ministero dell'Interno.

E Ancona?
Tra un mese cambieremo lo statuto per permettere il voto nelle circoscrizioni, ma il prossimo passo è estendere questo diritto anche alle elezioni amministrative. Del resto, c'è già una risoluzione del parlamento europeo che lo prevede, e in altri Paese dell'unione il voto degli immigrati è una realtà da anni. Invece da noi il Parlamento non si muove…

Le proposte ci sono…
Si, ma noto un ritardo da parte di tutte le forze politiche, purtroppo anche del centro-sinistra.
Secondo me, ma è anche il parere di molti esperti, per il voto alle amministrative non è necessaria una modifica costituzionale, basterebbe modificare, con una legge ordinaria, la legge elettorale. Se ci fosse la volontà politica si andrebbe avanti così. I comuni comunque si stanno muovendo in questa direzione…

Come?
Ad esempio eleggendo i consiglieri aggiunti. Non erano previsti da nessuna legge, ma non c'era nemmeno una legge che ne vietasse l'elezione. E così adesso siedono in molti consigli comunali. Il problema è che non hanno diritto di voto: sono stati una tappa importante, che però adesso dobbiamo superare…

(17 marzo 2005)

Elvio Pasca