SUNIA ANCAB-LEGACOOP
Condizioni abitative
degli immigrati in Italia
Obiettivi
Sunia si propone di aprire un nuovo segmento di mercato
rappresentato dagli affittuari provenienti da paesi esteri e residenti in
Italia.
In questo contesto si inserisce il lavoro di cui presentiamo i
risultati che ha sviluppato i seguenti ambiti tematici:
- le
condizioni abitative degli immigrati
- la domanda
di miglioramento della condizione abitativa e le priorità di intervento
- la fiducia
nei soggetti istituzionali
- la
conoscenza delle organizzazioni sindacali e di Sunia e la propensione
nei confronti di un'adesione al sindacato degli inquilini
Metodologia
L'indagine è di tipo quantitativo ha coinvolto un campione
nazionale di 1000 immigrati. Le interviste di tipo personale sono state
condotte con un questionario semi-strutturato e a ciascun intervistato è
stata data la possibilità di rispondere in italiano, francese o inglese.
Le interviste sono state effettuate presso i phone center messi a
disposizione dalla rete commerciale Western Union.
La distribuzione delle interviste nelle città campione è la
seguente:
| nord
ovest |
20,9% |
Milano, Torino, Brescia, Genova |
| nord
est |
31,2% |
Treviso Verona, Padova, Bologna, Reggio Emilia,
Modena |
| centro |
21,4% |
Firenze, Perugia, Viterbo, Roma |
| sud/isole |
26,5% |
Napoli, Caserta, Bari, Reggio Calabria, Catania
|
Analisi dei risultati
Il profilo socio-culturale
La provenienza
L'Africa è il continente di provenienza più rappresentato nel
nostro campione (53%), in particolare lo è l'area Nord africana, cui fa
seguito la presenza dell'Est europeo (20%).
La distribuzione territoriale nel nostro Paese indica una
concentrazione di immigrati di origine africana nelle regioni del nord
(Nord Africa nel nord est; Africa Subsahariana nel nord ovest), mentre gli
est europei risiedono perlopiù nelle regioni del sud/isole.
Ulteriori segmenti rappresentati sono gli immigrati dell'area
orientale (6% Medio/Estremo Oriente) più concentrati nelle regioni del
centro Italia, e dell'India (4%) distribuiti in modo omogeneo sul
territorio nazionale.
E' apprezzabile anche la presenza di immigrati dell'Unione Europea
(9%) e dell'America (7%).
Le religioni prevalenti sono quella Musulmana (41%) e Cattolica
(29%); è inoltre rilevante l'appartenenza ortodossa e serbo/ortodossa
(8%).
Le motivazioni dell'immigrazione in Italia
La spinta verso l'emigrazione è indubbiamente la ricerca del lavoro
(58%), declinata anche attraverso il desiderio di aiutare la famiglia
(20%) o l'assenza di opportunità nel proprio Paese di origine (12%).
La scelta dell'Italia è guidata proprio dall'offerta di lavoro
(34%), e rappresenta inoltre il ricongiungimento con i parenti e gli amici
che li avevano preceduti (27%) ed è comunque un Paese consigliato (25%),
non solo meno difficile da raggiungere e dove si spera che sia più facile
ottenere il permesso di soggiorno.
E' inoltre diffusa, specie tra quanti si fermano nelle regioni del
centro-sud/isole, la percezione di un tessuto sociale permeato di libertà
e tolleranza (9%).
Il tempo trascorso in Italia dal campione è mediamente di 3 anni;
il 15% ha raggiunto il paese da meno di un anno e la maggior parte lo ha
fatto in un periodo compreso negli ultimi 1-3 anni (45%).
Tra gli immigrati dell'ultimo anno prevalgono le presenze dell'est
Europa e dell'Africa Subsahariana, mentre negli arrivi superiori ai 5
anni, accanto al forte flusso proveniente dall'Africa si evidenzia il
segmento dell'Estremo Oriente.
Il tempo vissuto in Italia discrimina ovviamente la conoscenza
della lingua: osserviamo che le maggiori difficoltà si presentano tra gli
immigrati che vivono nel nostro paese da meno di tre anni, e solo dopo i
tre anni la lingua parlata, scritta e letta comincia a diventare
patrimonio condiviso da una quota apprezzabile del campione (varia tra il
55% e il 65%).
Il profilo scolare e occupazionale
La scolarità dichiarata evidenzia una concentrazione della
frequenza tra i 15 e i 21 anni (agli intervistati veniva chiesto fino a
quanti anni d'età hanno frequentato la scuola), per il 12% lo studio è
continuato dopo i 21 anni e solo il 2% non ha mai frequentato la scuola.
Gli immigrati che risiedono nelle regioni del nord est e del centro
dichiarano un profilo scolare più elevato.
L'attesa del lavoro si traduce positivamente per l'85% del
campione, di questi però il 41% dichiara di non avere alcun contratto
(condizione che nel sud/isole raggiunge il 58%) e solo il 27% ha un
contratto a tempo pieno (nelle regioni del centro la quota aumenta fino al
35%).
La condizione occupazionale indica una più forte presenza di
occupati nell'industria (come operaio specializzato e generico) e nel
settore edile nel nord Italia, mentre nel sud/isole prevalgono più che
altrove i lavori di pulizia e sorveglianza.
E' interessante osservare come nel lavoro gli immigrati vivano
condizioni diverse a seconda delle aree di residenza: i colleghi sono
prevalentemente italiani nel nord ovest, provengono dal proprio paese di
origine nel centro-sud/isole, e la commistione tra i due (italiani e
stranieri) risulta più diffusa nel nord est.
La condizione abitativa
La priorità del lavoro come motivo di emigrazione si traduce nella
principale difficoltà riscontrata all'ingresso nel nostro Paese (42%).
A questo, che è il primo ostacolo da superare, fa seguito la
possibilità di avere una casa in affitto, seconda difficoltà incontrata in
ordine di importanza (28%), e di ottenere documenti regolari (22%).
Il problema della casa sembra particolarmente sentito nel nord est
(38%) e dagli immigrati dal Medio/Estremo Oriente.
Quasi la totalità del campione vive in abitazioni in affitto e la
proprietà risulta marginale (5% del totale) e più diffusa nei segmenti di
origine orientale ed est europea.
I regimi locativi
L'assenza di contratto è la condizione più diffusa (37%), lo
è particolarmente nel sud/isole dove supera la metà degli immigrati
residenti (59%), mentre nelle altre zone risulta nettamente inferiore (si
passa da un massimo del 31% nel nord est ad un minimo del 24% nelle
regioni centrali).
L'affitto a libero mercato è secondo per importanza (28%),
con una punta percentuale nel centro (34%), mentre le altre tipologie
appaiono polverizzate.
Patto in deroga rappresenta il 9% del totale affittuari (con
una punta pari al 22% nelle regioni centrali)
Equo canone rappresenta l'8% del totale (prevale di poco
nelle regioni del nord)
Regimi vari (contratti per foresterie, transitori, per
studenti, abitazioni arredate, affitto di posto letto) raggiungono il 17%
del totale e nella metà dei casi vengono saturati da abitazioni arredate e
affitto di posti letto (più diffusi nel sud/isole)
Canone sociale o agevolato è inferiore all'1% del totale
affittuari.
Tipologie di proprietà immobiliare
Nella maggior parte dei casi le abitazioni sono di proprietà di
singoli privati (81%), le società private ne possiedono il 6%,
mentre risultano esigue le altre tipologie di proprietà, tra le quali gli
Enti Pubblici raggiungono un complessivo 3%.
I canali per trovare la casa
La conoscenza personale è quella che meglio risponde in
questo momento alle esigenze di trovare una casa, sia essa rappresentata
dal singolo privato (29% con una punta del 45% nel sud/isole), sia dalla
rete amicale o dei colleghi di lavoro (27%), che consente una sistemazione
come ospite o facilitando il subentro nell'appartamento.
Quest'ultima condizione sembra più diffusa nelle regioni centrali e
coinvolge soprattutto est europei e africani.
Le forme più strutturate dell'agenzia (15%) e dell'annuncio sul
giornale (18%) vengono indicate per lo più nel nord ovest, così come
Caritas e i servizi sociali, che rispondono però ad un segmento piuttosto
contenuto (rispettivamente 5% e 3%).
Tipologia di abitazione
Circa tre quarti del campione abita un appartamento in un
condominio (71% con una punta pari all'80% nel nord ovest) e sono
rappresentate in modo apprezzabile altre due formule: la casa indipendente
(12% prevale nel centro) e la stanza singola (11%, prevale nel nord est).
La pensione risulta scarsamente significativa, e rappresenta una
soluzione per lo più nell'area del nord ovest e nella prima fase
dell'immigrazione (tra quanti vivono in Italia da meno di un anno il 7%
vive in pensione o albergo a fronte di un valore medio pari al 2%).
Composizione dell'abitazione e abitanti
Le abitazioni in affitto hanno in media due stanze e la maggior
parte degli immigrati condivide l'appartamento con la famiglia o con altre
persone non appartenenti al nucleo familiare.
L'analisi incrociata del numero di stanze disponibili con il numero
di abitanti identifica una situazione di sovraffollamento o di
sovraffollamento estremo che interessa il 73% del campione, senza forti
scostamenti tra le diverse etnie.
Questa situazione viene condivisa in misura lievemente inferiore
dai soggetti immigrati più di recente (66%) e presenta la sua punta
massima nelle aree centrali della penisola (84%). Secondo questo
parametro, la situazione abitativa più favorevole è riscontrabile nel nord
est (61% di sovraffollamento e sovraffollamento estremo).
Il problema riguarda tanto gli appartamenti di dimensioni più
contenute, quanto quelli fino ai 75 mq, e presenta le seguenti
caratteristiche:
- nel caso
di sovraffollamento estremo gli abitanti sono in media 4,6 in
appartamenti di una/due stanze, con 700.000 lire di affitto
- nel caso
di sovraffollamento gli abitanti sono in media 3,4 in
appartamenti di due stanze con un affitto di 600.000 lire
Sempre nelle aree centrali della penisola, accanto alla condizione
di sovraffollamento più marcata, le abitazioni sono più spesso che altrove
prive di servizi igienici all'interno dell'appartamento (13% contro un
valore medio pari al 7%) e si riscontra la presenza esclusiva del lavabo o
del wc in misura superiore di quanto viene dichiarato nelle altre aree del
Paese (4% contro un valore medio pari al 2%).
Onerosità dell'affitto sul reddito
Il reddito annuo medio dichiarato dal campione ammonta a 14 milioni
circa e risulta lievemente superiore nelle regioni del nord ovest e nel
centro, mentre la quota più bassa viene registrata nel sud/isole con 11
milioni.
Per quanti vivono con la famiglia (mediamente i nuclei familiari
sono composti da 4 persone) il reddito annuo raggiunge i 17 milioni.
L'incidenza dichiarata dell'affitto sul reddito è pari mediamente
al 24%, non presenta forti scostamenti nelle zone campione, fatta
eccezione per le aree centrali dove risulta lievemente più contenuta
(20%).
La percezione della propria condizione economica si esprime
in termini positivi (buona e non manca nulla) nel 23% dei casi, a questo
segmento corrisponde un reddito annuo dichiarato superiore a quello medio
(22 milioni) con una onerosità più contenuta della media (18% contro il
24% medio).
Sul versante opposto, ad un vissuto di difficoltà economica
dichiarato dal 31% del campione corrisponde il reddito medio più basso
(non raggiunge 9 milioni) con un'incidenza media dell'affitto che tocca
quasi il 30%.
Valutazione della condizione abitativa
La durata media dell'abitazione è di due anni e per il 58% del
campione si tratta della prima casa abitata in Italia.
Tra gli immigrati da almeno tre anni (40% del totale) oltre la metà
ha abitato più di un appartamento, e tra questi la maggioranza afferma di
avere migliorato la propria condizione abitativa (la soddisfazione è più
diffusa nelle aree del nord est e del centro).
Nel complesso la situazione abitativa viene definita positivamente
(buona e non manca nulla) dal 35% degli immigrati.
Il 22% la definisce "difficile"; questa valutazione si accompagna
ad una sostanziale assenza di relazione con i vicini di casa, e indica
nell'affitto troppo caro e nella mancanza di spazio i problemi più
pressanti, ma non i soli.
Questo segmento denuncia le condizioni precarie degli appartamenti
e degli stabili e, inoltre, il rischio di sfratto.
I problemi da risolvere segnalano priorità diverse nelle aree
campione:
- l'affitto
troppo caro viene indicato come il primo intervento da oltre la metà del
campione ed in particolare nelle aree del centro Italia;
- la
mancanza di spazio, secondo problema per importanza, pesa soprattutto
nel nord ovest;
- la
mancanza di contratto e il rischio di sfratto, presenti in tutte le
aree, assumono una valenza più consistente nel sud/isole;
- le
condizioni precarie dell'appartamento e dello stabile risultano più
pesanti nel nord est e nel sud/isole.
L'aspetto relazionale, che fa riferimento ai rapporti problematici
degli immigrati con i proprietari dell'appartamento e con i vicini, anche
se non risulta prioritario tra i miglioramenti abitativi auspicati, viene
indicato come aspetto importante in particolare nel sud/isole.
Le difficoltà indicate risultano condivise da tutti o quasi gli
abitanti dell'appartamento e solo nel 17% dei casi riguardano
esclusivamente l'intervistato (sono per lo più situazioni in cui è
presente una coabitazione con persone estranee al nucleo familiare).
Si tratta inoltre di difficoltà per le quali un terzo degli
immigrati non è in grado di trovare una soluzione, o forse non in tempi
brevi (vissuto espresso in prevalenza nelle aree del sud/isole).
A questo proposito le azioni intraprese coinvolgono meno del 40%
dei soggetti che segnalano la problematicità della propria situazione
abitativa; il riferimento più frequente in questi casi è lo sportello
dell'immigrato o le associazioni gestite dagli immigrati stessi (nord est
e centro), cui fanno seguito i servizi sociali e la Caritas (sud/isole;
Caritas in particolare rappresenta un punto di riferimento per quanti sono
immigrati da meno di un anno).
La fiducia nelle istituzioni e la conoscenza del sindacato
In generale il rapporto con le istituzioni e le reti associative
riguarda il 64% del campione, con una più diffusa "familiarità" espressa
dagli immigrati residenti nelle aree centrali (74%).
Gli uffici degli enti locali, le questure e gli uffici di polizia
rappresentano gli interlocutori più importanti, e a questi fanno seguito
consolati e ambasciate e sportelli dell'immigrato.
Un terzo riferimento è rappresentato dalle associazioni di
volontariato e i servizi sociali, mentre appare contenuta la segnalazione
dei luoghi di culto tradizionali e del sindacato.
Gli interlocutori più citati, presumibilmente incontrati nel
momento della prima accoglienza, sono anche quelli che raccolgono le
segnalazioni di più forte insoddisfazione (in particolare questura e
polizia); di converso la valutazione favorevole riguarda in primo luogo
Caritas e le associazioni di volontariato assieme alle chiese e luoghi di
culto.
Sempre Caritas raccoglie l'espressione di fiducia più consistente,
assieme ai consolati e ambasciate, ma nel complesso questo elemento di
valutazione appare decisamente contenuto.
Il sindacato
Il 7% del campione dichiara di essersi rivolto ad un sindacato. Lo
hanno fatto per lo più gli immigrati da oltre tre anni, i residenti nelle
aree del centro Italia e in generale per problemi legati al lavoro.
La condizione abitativa ha rappresentato una spinta solo per una
parte marginale.
Sono complessivamente 20 soggetti, di questi 12 si sono rivolti a
Sunia (2 nel nord est; 6 nel centro; 4 nel sud/isole).
La conoscenza del Sindacato degli inquilini viene segnalata
dal 30% del campione, è più diffusa nelle aree del nord est e del centro;
nelle regioni centrali è inoltre presente una quota di immigrati che già
si è rivolta al Sunia (9% contro il 4% del campione totale).
Nel sud/isole prevale il segmento di quanti non ne hanno mai
sentito parlare (83%).
L'importanza attribuita al ruolo di Sunia è indubbiamente elevata
ed è condivisa da circa la metà del campione (48%).
E' importante osservare che il 36% non è in grado di esprimere
un'opinione e che questo segmento (più rappresentato nel sud/isole) viene
saturato non solo da immigrati in Italia da meno di un anno, ma anche da
soggetti che vivono nel nostro Paese da oltre tre anni.
La scarsa conoscenza determina anche l'impossibilità di intuire il
vantaggio che potrebbe derivare da un'attività di Sunia mirata alle
problematiche abitative degli immigrati.
Anche in questo caso appare elevata la quota di soggetti senza
opinione (36%), mentre la proposta di aderire al sindacato viene accolta
favorevolmente da un complessivo 37% del campione (44% tra quanti stanno
cercando una nuova abitazione in affitto).
Di nuovo riscontriamo che la risposta positiva più consistente
viene espressa dai residenti nelle aree centrali, da quanti vivono in
Italia da più lungo tempo (oltre 5 anni) e dalle comunità provenienti dal
medio/estremo Oriente e dal nord Africa.
Le motivazioni favorevoli ad una potenziale adesione a Sunia
identificano nella comune condivisione dei problemi l'elemento di forza,
problemi che possono essere evidenziati e portati alla luce da
un'organizzazione qualificata e non dal singolo soggetto.
La mancata conoscenza dell'attività svolta da Sunia non è il solo
fattore che frena l'avvicinamento al sindacato.
Esistono infatti elementi di sfiducia dichiarata (più marcati nel
nord ovest, tra gli est europei e orientali e nel segmento di più recente
immigrazione), ma anche di timore nei confronti di eventuali reazioni
della controparte (centro e soprattutto sud/isole; immigrati da oltre 5
anni).
Le cooperative edilizie
Il 18% del campione ha sentito parlare delle cooperative edilizie;
la conoscenza è più diffusa nel nord est e nel centro e tra gli immigrati
orientali.
Il 3% del campione ha avuto contatti con le cooperative; il
segmento è rappresentato in prevalenza dagli immigrati africani e da
quanti vivono in Italia da oltre 5 anni.
L'interesse nei confronti di questo tipo di organizzazione viene
condiviso dal 46% del campione, con punte apprezzabili (56%) nel nord
ovest e nel centro.
Il futuro: abitazione in affitto o proprietà
Un complessivo 26% degli immigrati sta cercando una nuova casa: il
23% in affitto (nord ovest e sud/isole), il 3% sta pensando all'acquisto
(centro).
Solo il 5% andrà ad abitare da solo (nord ovest e immigrati da meno
di un anno).
Tra gli immigrati che cercano un nuovo affitto la valutazione di
Sunia risulta più favorevole rispetto a quella espressa da chi non ha
intenzione di cambiare abitazione, ferma restando però la presenza di una
quota elevata che non ne ha mai sentito parlare (6 soggetti su 10 che
cercano una nuova abitazione).
Alcune considerazioni conclusive
Per quanti sono immigrati nel nostro Paese, dopo la ricerca di un
lavoro, è la casa l'ostacolo principale da superare.
Non a caso l'abitazione rappresenta la più importante tra le
richieste di intervento rivolte allo Stato italiano, assieme ai permessi
di soggiorno e cittadinanza.
L'attuale situazione abitativa vede il prevalere delle case in
affitto (solo il 5% vive in una casa di proprietà), senza alcun contratto
e di proprietà di singoli privati.
Le più gravi difficoltà emergono nelle aree del centro Italia dove
appare importante la condizione di sovraffollamento che, più che altrove,
si può accompagnare all'assenza di servizi igienici interni, o alla sola
presenza di un lavabo o di un wc.
Le condizioni abitative generali sono appesantite dall'incidenza
dell'affitto sul reddito, particolarmente onerosa nelle fasce più basse di
reddito (30%), ma anche nella media del campione (24%).
I problemi emersi non riguardano però solo l'aspetto economico, ma
anche quello strutturale, relativo alla precarietà degli appartamenti e
degli stabili.
Ciò nonostante, il 35% degli immigrati valuta positivamente la
propria condizione abitativa e meno di un terzo del campione ha chiesto
l'intervento di interlocutori istituzionali o di associazioni.
L'azione di Sunia si inserisce in un contesto caratterizzato dai
seguenti aspetti:
- il
sindacato non è ancora sufficientemente conosciuto;
- potenzialmente l'adesione viene percepita vantaggiosa;
- la
diffidenza espressa non è riconducibile esclusivamente ad una
dichiarazione di sfiducia;
- nella
maggior parte dei casi la sospensione del giudizio fa riferimento alla
necessità di comunicazione delle attività svolte dal sindacato
stesso.