Le testimonianze
Quelli che aspettano
Storie, ansie e speranze di chi ha passato la notte in fila all'ufficio postale. "Voglio pagare le tasse, mettermi in regola …conviene anche all'Italia, no?"
ROMA - "Sono la numero 83, che dici ce la posso fare?". Manuela parla piano per non disturbare il ragazzo sdraiato accanto a lei, che sonnecchia avvolto in una coperta militare. "Sono arrivata oggi pomeriggio e già c'erano un sacco di persone in lista. Qualcuno però è andato via, forse guadagno qualche posizione…"
È notte fonda di fronte al palazzo delle Poste di Piazza Bologna, a Roma. I coraggiosi che tenteranno la lotteria dei flussi sono stretti gli uni agli altri sulle scale sotto la grande tettoia. Alcuni sono in piedi o seduti sui gradini a chiacchierare, altri provano a dormire un po'. I più fortunati sono seduti nelle macchine parcheggiate qui di fronte. I volontari dell'associazione il Sorriso passano con dei vassoi pieni di pezzi di panettone e cioccolatini. Siamo al dolce? "Abbiamo distribuiti un centinaio di pasti completi, - dice Mauro - la maggior parte si erano portati tutto da casa".
Manuela non ha nemmeno preso in considerazione la possibilità di presentare la sua domanda all'ufficio postale di Rignano Flaminio, il paese dove vive e dove probabilmente a quest'ora la fila è più corta. "Pensavo di dover fare la domanda in questo quartiere - si giustifica - perché è qui che lavoro. Comunque orami ci sono e aspetto fino a domani".
Anche Bozhidan, numero 103, tiene duro. È bulgaro, a Roma fa l'aiuto cuoco. "Qui è comodo
, perchè ci arrivi con la metro, poi è in questo ufficio postale che ho preso tutte le informazioni e i moduli". Quel diciotto febbraio Bozhidan lo ricorda come il "rugby match", "lei si è spezzata una costola", dice indicando la sua vicina. Si chiama Maria, è romena: "C'era tanta folla, - racconta - mi hanno spinto contro la porta. Però prima di andare al pronto soccorso ho preso la busta, speriamo che ne sia valsa la pena" .
Maria ha buone chance di farcela, in mano stringe un bigliettino con scritto 13. La carta l'ha fornita l'ufficio postale, il numero ce l'hanno scritto sopra i responsabili della lista. Il gestore di un vicino phone center ha prestato il timbro del negozio per "autenticare" i fogliettini. Nonostante questo piccola certificazione, pochi si allontanano, anche perché bisogna rispondere agli appelli.
È emozionante trovarsi di fronte a Valentino, il numero uno della lista. È alla sua seconda notte di fila. "Sono arrivato domenica sera, la prima notte l'ho passata in macchina ma ora sto fuori, ho paura che mi freghino il posto". Tra qualche ora si darà il cambio con suo fratello. "Io sono regolare, - sottolinea - faccio l'addetto alla sicurezza in un l'albergo, La domanda serve a far venire dalla Romania il nostro fratello minore" . Questo è anche il decreto flussi dei familiari, la fila è piena di persone che presentano la domanda, spesso nella veste di datori di lavoro, per far venire il figlio, la sorella, il cugino.
A due chilometri da piazza Bologna, sulla circonvallazione Nomentana, c'è un ufficio postale molto più piccolo. La lista è un po' più corta, ma probabilmente ci saranno anche meno sportelli a disposizione di chi vuole presentare la domanda.
Al momento non sembra questa la preoccupazione principale. Daniel, statunitense, è qui con il suo ragazzo Giulio. "Anche se ci sono gli appelli è come dal dottore - ci spiegano - devi tenere d'occhio chi è prima e chi è dopo di te". I due non condividono la decisone del Viminale di far presentare 5 domande a testa. "Non è giusto. Vuol dire che uno che arriva adesso può andare dal primo della fila, offrirgli un centinaio d'euro, e farsi spedire la domanda alla faccia nostra".
Clara, una giovane moldava, ha paura che qualche impiegato delle Poste possa giocare sporco. "Una mia amica ha già dato la busta a uno che lavora in un' ufficio postale. Manca solo il timbro, scommettiamo che quella domanda partirà alle 14 e 30 senza aver fatto nessuna fila?". Chissà se Poste Italiane ha invitato ufficialmente i suoi dipendenti a non falsare la gara con comportamenti di questo tipo…
"A me un italiano ha detto che se gli davo 2mila euro mi faceva lui la domanda e veniva accettata al 99%. Però non mi sono fidato e adesso provo così. Se va male anche questa volta torno in Ucraina a finire gli studi" dice Nicola. È giovanissimo, fa il manovale per una piccola impresa di costruzioni, ma ha in mano una domanda come collaboratore domestico firmata da un'amica di famiglia. "Lavoro sui cantieri da tre anni, ho già provato con un altro decreto flussi. Voglio pagare le tasse, mettermi in regola …conviene anche all'Italia, no?"
(14 marzo 2006)
Elvio Pasca