Torino
14 mila domande per 1000 posti
Corsa alle quote difficilissima nel capoluogo piemontese. La DPL: "Ce la farà chi ha spedito la raccomandata entro le 8 e 30"
TORINO - L'anno scorso la fila allo sportello si snodava per tre rampe di scale, usciva dall'edificio e finiva in strada. La Direzione Provinciale del Lavoro di Torino era uno di quei posti in cui il decreto flussi mostrava il suo aspetto più incivile e disumano.
"Sparite le persone, questa volta contiamo gli scatoloni delle Poste" ci dice Carlo Ricciardi, responsabile dell'ufficio stranieri della DPL. Gli scatoloni di cui, per la precisione, sono 82, stracolmi di raccomandate spedite da aspiranti datori di lavoro.
C'è già una valanga di domande. "Per ora abbiamo circa 8mila 500 raccomandate, che in molti casi contengono due, tre, quattro domande ciascuna. Noi stimiamo che siano state già spedite quasi 14mila domande". A Torino, come in molte altre Dpl d'Italia, quasi la totalità delle domande riguarda lavoratori extracomunitari: "Per i lavorati dei nuovi paesi Ue - ci conferma Ricciardi - abbiamo poche decine di richieste".
14 mila datori di lavoro dovranno quindi contendersi il migliaio di posti in palio (tra stagionali e non) assegnati alla provincia di Torino. Ce la faranno solo quelli che la mattina di quel fatidico 3 febbraio si sono alzati di buon ora e sono riusciti a guadagnare i primi posti della fila all'Ufficio Postale.
"Orientativamente, credo che esauriremo le quote con le domande spedite fino alle 8 e 30 del 3 febbraio" dice Ricciardi. Considerato che ci sono domande spedite alle 7 e 30, la corsa alle quote a Torino è durata solo un'oretta. Per i ritardatari non ci sarà nessun premio di consolazione.
Non mancano datori di lavoro un po' distratti. "Ci hanno chiamato stamattina dalla Questura, - raccontano alla Dpl - perché molti hanno spedito lì la domanda. Credo che accetteremo anche quelle…"
Alla DPL di Torino giusicano con favore la nuova procedura per la presentazione delle domande. "L'anno scorso - ricorda Ricciardi - auspicavamo proprio una soluzione di questo tipo, con le raccomandate abbiamo evitato scene indecorose e problemi di ordine pubblico".
Ma non è una promozione a pieni voti. "Il problema - dice il responsabile dell'ufficio stranieri - è che gli uffici postali non hanno aperto in tutta Italia alla stessa ora, e quindi qualcuno è stato avvantaggiato. In provincia di Torino aprivano dopo che in Val d'Aosta, e quindi molte persone si sono spostate lì per spedire le domande. Ma abbiamo ricevuto anche domande spedite da Roma dall'ufficio postale del Senato". A Palazzo Madama hanno bruciato tutti: lo sportello apriva alle 7 e 30.
(1 marzo 2005)
Elvio Pasca