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Diritto di voto
Torino: continuano le polemiche per la concessione del voto agli immigrati nelle circoscrizioni
La Lega Nord sul piede di guerra: "Dietro la delibera c'é il disegno propagandistico di trasformare Torino in una società multiculturale, mentre la Lega è rimasta sola a difendere l'identità piemontese"

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TORINO - La Lega minaccia guerra e fuoco contro la delibera approvata dal consiglio comunale di Torino che sancisce il diritto di voto per gli immigrati nelle circoscrizioni.

Il ministro per le Riforme Istituzionali, Roberto Calderoli, ha chiesto l'attivazione della procedura per dichiarare l'illegittimità del provvedimento e il consiglio dei ministri ha affidato al ministro dell'Interno, Beppe Pisanu, l'incarico di "chiarire se il Comune di Torino abbia la competenza statutaria di attribuire il diritto di voto agli immigrati".

Ma il sindaco Sergio Chiamparino, difende la scelta fatta: "Non credo - afferma - che il governo farà qualcosa perché non ci sono fondamenti giuridici né motivazioni politiche. A Calderoli ricordo che il voto è uno strumento per contrastare il terrorismo facendo risaltare la superiorità della partecipazione democratica rispetto al fondamentalismo religioso". E c'é già un altro sindaco che dichiara l'intenzione di seguire l'esempio di Torino: "il voto agli stranieri - ha detto il primo cittadino di Bologna, Sergio Cofferati - è nel mio programma. la questione sarà discussa in uno dei prossimi consigli comunali".

A Torino la Lega Nord è sul piede di guerra. "Sono orgoglioso della decisione di Calderoli - ha commentato il sottosegretario alle Attività Produttive, Roberto Cota - perché si tratta di un atto illegittimo e inaccettabile politicamente. Dietro la delibera c'é il disegno propagandistico di trasformare Torino in una società multiculturale, mentre la Lega è rimasta sola a difendere l'identità piemontese. Porteremo avanti fino in fondo la nostra battaglia".

Intanto la Lega Nord presenterà ricorso al Tar del Piemonte contro la delibera, mentre preannuncia per settembre una grande fiaccolata a Torino per dire no all'immigrazione. Ma la battaglia della Lega ha trovato un ostacolo nella presa di posizione dell'Udc che, con il suo voto favorevole, ha consentito l'approvazione della delibera a Torino. Contro il voto agli immigrati si schiera invece An: Agostino Ghiglia, deputato di Alleanza Nazionale e consigliere comunale a Torino, avverte che il suo partito "é pronto a imboccare tutte le strade possibili per evitare che la modifica dello Statuto venga applicata" e ricorda che già 1.700 cittadini hanno aderito alla petizione di An. "Se il sindaco Chiamparino - ha detto il viceministro Ugo Martinat - pensa di poter aprire la sua prossima campagna elettorale a spese e a danno dei diritti dei cittadini, si sbaglia".

"La proposta del sindaco di Torino - afferma il ministro per le Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo - non ha a mio parere legittimità costituzionale, ma rappresenta una provocazione interessante. Personalmente ritengo che chi lavora regolarmente nel nostro Paese e paga le tasse debba avere la possibilità di contribuire alle scelte della comunità locale in cui è legittimamente inserito. Ma vorrei che ciò accadesse senza fughe in avanti e controversie legali".

Dal centrosinistra continuano ad arrivare giudizi positivi sulla decisione torinese. Livia Turco, responsabile Welfare della segreteria dei Ds, invita tutti i sindaci del centrosinistra "a fare come a Torino" e parla di una "scelta di grande rilievo tanto più in questo momento in cui c'é bisogno di costruire nel nostro Paese un clima di sicurezza". Grande soddisfazione dell'Ufficio Immigrati della Cgil di Torino che considera la decisione "un altro passo verso quel processo di integrazione per il pieno raggiungimento dei diritti di cittadinanza di persone che vivono, lavorano, pagano le tasse".

(23 luglio 2005)

s.c.