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Voto agli immigrati
L'on. Tramaglia (An): "Sì al voto, ma serve reciprocità"
Per l'ex ministro è necessaria anche la residenza da dieci anni in Italia
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ROMA - All'indomani delle ultime consultazioni amministrative, si intravedono i primi spiragli di un ipotetico accordo trasversale che possa realmente dar vita ad un processo di serena discussione sul voto agli immigrati.

Dall'opposizione arriva un primo sì, quello dell'ex ministro per gli Italiani all'Estero, Mirko Tremaglia, che stamane a Montecitorio si è detto convinto di appoggiare la proposta di diritto di voto alle amministrative, ma ad alcune condizioni.

La prima - ha sottolineato l'ex ministro - "è che gli immigrati risiedano in Italia da dieci anni; la seconda è che ci sia reciprocità da parte del loro paese di origine. Se per esempio un immigrato viene dal Ghana - ha affermato Tremaglia - potrà votare da noi se in Ghana gli italiani possono votare alle amministrative".

A questo punto urgono alcune considerazioni. La prima di carattere politico, la seconda tecnica.
La proposta di Tremaglia è da considerarsi "un passo indietro" rispetto all'apertura della scorsa legislatura dell'ex vicepremier Fini, decisamente più possibilista ed intenzionato ad andar avanti sul voto (senza queste condizioni).
I dieci anni necessari per l'accesso al voto, poi, servirebbero poco o nulla ad un immigrato, che a quel punto avrebbe già raggiunto gli anni richiesti per ottenere la cittadinanza italiana che gli consentirebbe già di votare.

(30 maggio 2006)

Stefano Camilloni