|
Italia
Europa
Statistiche
L'intervista
Flussi
Città e regioni
Il mio avvocato
La voce del volontariato
Media
Cultura
Musica
| |
TRENTO - Mentre un'affollatissima platea segue la presentazione del rapporto sugli stranieri nella Provincia autonoma di Trento, che annuncia un disegno di legge ad hoc sugli immigrati, la decisione di espellere una ventina di colf extracee addette all'assistenza di anziani non in regola con il permesso di soggiorno, provoca la reazione dell'assessore alle Politiche Sociali e alla salute Mario Magnani, che esprime il proprio dissenso.
"E un'operazione che stigmatizziamo - dice - anche perché va a colpire le stesse famiglie trentine. Abbiamo detto più volte, anche al Commissariato del Governo, che non si può non vedere un fenomeno che esiste, è sotto gli occhi di tutti ed è generato da bisogni reali. La soluzione deve essere piuttosto quella di sanare e regolarizzare queste situazioni, anche per tutelare le lavoratrici quando termina la loro prestazione lavorativa, che di solito dura per un periodo limitato".
In questo settore, secondo le stime, lavorano circa 2000 donne immigrate, fra regolari e irregolari, nel territorio della Provincia di Trento: una buona fetta della comunità di immigrati altoatesini, oggetto di una ricerca della Res di Trento che ha riguardato un campione di 160 famiglie straniere residenti nei comuni di Trento e di Rovereto.
Ad emergere è un quadro di cauto ottimismo, pur in presenza di ostacoli e difficoltà di integrazione. Carenza di relazioni, disorientamento sociale, un accesso ai diritti ancora incompleto e spesso frenato dalla burocrazia, sono alcuni dei problemi emersi, ai quali vanno ad aggiungersi la difficoltà di trovare casa e lo sfruttamento sul lavoro, soprattutto precario.
"L'obiettivo della ricerca - spiega l'assessore Magnani - è quello di individuare i punti di forza e di debolezza degli interventi per favorire l'inserimento degli immigrati nel nostro tessuto sociale e migliorare la convivenza fra genti di lingue e culture diverse. Abbiamo elaborato un apposto disegno di legge - aggiunge - che speriamo possa venire approvato in tempi brevi. Tra qualche giorno inaugureremo inoltre ufficialmente il Centro informativo per l'immigrazione - o 'Cinformi' (via Zambra 11 a Trento) - che sarà un punto di riferimento e di coordinamento per i vari soggetti territoriali che operano nel settore. Infine, anche con la pubblicazione di questo rapporto, che costituisce il primo numero di una collana denominata 'infosociale', ci auguriamo di far crescere la sensibilità del territorio riguardo a questo tipo di problematiche, e far circolare meglio, fra gli stranieri, le informazioni di cui necessitano".
I contenuti della ricerca, illustrati dalla curatrice, Nora Lonardi del Res, confermano il fatto che la realtà dell'immigrazione rispetto a qualche anno fa è cambiata, ma che la strada per una piena integrazione è ancora lunga. Oggi l'immigrato sembrerebbe essere accettato soprattutto per ragioni utilitaristiche, nelle due direzioni: dalla comunità verso l'immigrato e viceversa.
A proposito della esperienza in Trentino, ad esempio, il 26% del campione dichiara che la sua situazione personale è migliorata dopo l'emigrazione, il 42% ritiene che sia migliorata solo in parte e il 25% che sia rimasta in sostanza invariata.
Riguardo a progetti per il futuro solo il 35% degli intervistati dichiara di voler rimanere in Trentino, il 46% non sa e il 18% vorrebbe tornare nel suo paese.
I motivi del loro arrivo? Per gli uomini, il primo è di gran lunga la ricerca di lavoro (48%), per le donne invece il ricongiungimento al nucleo familiare (41%). Per ragioni politiche o legate alla guerra lasciano la loro casa quasi il 14% degli immigrati (soprattutto provenienti dalla ex-Jugoslavia).
La maggior parte degli immigrati intervistati (56,9%), nel paese di origine è membro di una famiglia e ha dei figli; i single senza figli sono invece il 22%. Le famiglie interamente ricongiunte in Trentino sono il 78% del totale del campione.
Per quanto riguarda il periodo di permanenza in Trentino, il 28% degli immigrati intervistati vi risiede da 7 o più anni, il 36,9% da 4 a 6 anni, il 35% da 1 a 3 anni. Uno dei principali problemi sollevati è però quello relativo alla casa, anche se il 90% del campione dispone di un alloggio, per la maggior parte in affitto (sono proprietari il 7%). La ricerca della casa può durare anche più di tre anni, soprattutto se gli immigrati provengono dall'Africa e dall'Albania.
Ma valutazioni interessanti emergono anche sul versante dei rapporti sociali. I rapporti con la gente locale non sono considerati particolarmente difficili: il 30% degli intervistati li definisce molto buoni e il 53% abbastanza buoni.
Tuttavia è chiaro che pacifica convivenza può anche voler dire benevola indifferenza. Infatti, l'interazione con la comunità locale risulta, per almeno la metà degli immigrati, mediamente bassa. Fra gli aspetti positivi del Trentino, gli intervistati mettono al primo posto la tranquillità e la sicurezza, seguite dalla bellezza e qualità dell'ambiente naturale. Ma solo un decimo del campione ha voluto sottolineare la disponibilità e la gentilezza degli abitanti. In cima agli aspetti negativi della città di residenza, invece, ci sono l'ostilità e il pregiudizio verso gli immigrati, seguiti dalla chiusura mentale. La comunità che si sente più "rifiutata" in assoluto è quella albanese. Il 28% degli intervistati dichiara di sentirsi "straniero" sempre, in qualsiasi momento.
(8 aprile 2002)
Giovanni Senatore
| |