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Musulmani in Italia
A Treviso la Chiesa difendi i musulmani dalla Lega
L'amministrazione nega lo spazio per il Ramadan

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TREVISO - Non si placa la polemica a Treviso tra le comunità musulmane e l'amministrazione di centro destra guidata dal tandem Gobbo-Gentilini, il sindaco e il vicesindaco leghisti che in questi giorni si sono detti contrari alla concessione, richiesta con un appello pubblico ai sacerdoti, di uno spazio sufficientemente ampio per la festa di chiusura del Ramadan, alla quale è prevista la partecipazione di 1500 persone.

Schierati a favore delle comunità musulmane, oltre all'opposizione di centrosinistra, c'è anche la chiesa cattolica, che parla di atteggiamento "ottuso". "Nel Veneto - spiega don Giuliano Vallotto, referente diocesano per i rapporti con la comunità islamica - esiste un solo problema: Treviso. E la matrice di tanto astio è politica. Vedo molto pregiudizio - prosegue, precisando di parlare a nome personale - da parte di chi lega l'Islam al terrorismo, senza distinguere tra i fanatici e coloro che seguono i precetti di pace, fratellanza e solidarietà.

Quanto all' appello del mediatore culturale marocchino Abderramane Kounti, che nei giorni scorsi aveva chiesto aiuto ai parroci per trovare uno spazio adeguato per la fine del Ramadan, don Giuliano tiene a precisare che "per disposizione della Conferenza Episcopale italiana non possiamo concedere luoghi dedicati all'attività pastorale per lo svolgimento di celebrazioni religiose di altri credi".

Tuttavia Don Vallotto ha rivolto un invito a tutti i parroci della provincia trevigiana affinché chiunque disponga di una palestra, di una struttura svincolata dall'attività pastorale, apra le porte ai fedeli islamici.

imettendosi alla decisione della Curia. "Noi non siamo d'accordo - replica Gobbo - credo che si faccia confusione affrontando la questione in termini religiosi, mentre invece quelli che vengono richiesti sono luoghi di riunione di musulmani". Ancora più drastico il suo vice, Giancarlo Gentilini, che nel 2001, quando era sindaco, chiuse l'unica moschea esistente in città per motivi di inagibilità: "io seguo quello che vuole il mio popolo veneto e il popolo veneto non vuole moschee. Tolleranza a doppio zero".
Anche il presidente leghista della Provincia di Treviso, Luca Zaia, è per la linea dura: "I musulmani possono tranquillamente pregare nelle loro abitazioni, o in piccoli gruppi evitando ogni problema".

Ma per la consigliera comunale e regionale Maria Lusia Campagner, leader dell'opposizione a Treviso, "in un momento in cui il clima internazionale è così teso, non c'era bisogno di aggiungere altre paure, creando allarmismi ingiustificati". "Lascia sconcertati - aggiunge - la chiusura del Comune di Treviso rispetto al diritto dei musulmani di adempiere alle proprie pratiche di culto.

Infatti mentre nel resto del Triveneto organismi pubblici e privati si preparano ad affrontare il Ramadan con moderazione ed apertura, Treviso mantiene la linea dura. E lo fa in un momento storico in cui l'integrazione sociale degli stranieri immigrati rappresenta una pratica irrinunciabile ai fini di una convivenza civile e pacifica, fondata sul confronto. Le occasioni per conoscere persone di diversa etnia e religione si moltiplicano di giorno in giorno. Basti pensare ai nostri figli che a scuola hanno compagni di classe di diverse religioni, o ai viaggi di studio o lavoro che compiono in giro per il mondo".

(18 ottobre 2004)