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TRIESTE - Il Nord Est si conferma terra di accoglienza per i lavoratori stranieri. Nell'ultimo anno il 15% del totale delle assunzioni nelle province di Udine e Pordenone hanno riguardato lavoratori extracomunitari.
Il dato, fornito da Lucio Gregoretti, coordinatore del Consiglio nazionale per i rifugiati (Cir), giunge non a caso alla vigilia degli Stati Generali Transofrontalieri, che si terranno il 12 e il 13 aprile a Trieste. Analizzando infatti le componenti dell'immigrazione locale emerge che nelle prime sette posizioni, figurano ben sei dei vicini paesi balcanici.
Dopo gli statunitensi, al primo posto con 6.162 unità, pari al 14,2% del totale, seguono i serbi con 6.111, i croati con 4.250, gli albanesi con 4.031, gli sloveni con 2.861, i bosniaci con 1.511 e i romeni con 1.511 unità.
E' soprattutto nel settore industriale che si concentra la presenza di lavoratori immigrati: in particolare, fra il mese di marzo del 2000 e lo stesso periodo dello scorso anno hanno interessato oltre il 32% dei nuovi inserimenti.
"Complessivamente - ha spiegato Gregoretti, che ha presentato i nuovi sportelli per i richiedenti asilo attivati nelle province di Trieste, Udine e Gorizia dalla Regione e affidati al Cir - il numero degli immigrati che soggiornano in Friuli Venezia Giulia per motivi di lavoro o di famiglia sono pari all'82% del totale, mentre la forza lavoro straniera ammonta a oltre 20mila unità. Nell'ultimo anno - ha aggiunto - in ambito regionale sono state circa 2mila le domande di asilo o hanno riguardato diverse etnie principalmente kosovari e curdi".
Proprio lo sviluppo dei rapporti multiculturali e l'esigenza di un nuovo tipo di operatore dei servizi sociali, hanno convinto la direzione regionale della Sanità e delle Politiche sociali del Friuli-Venezia Giulia a pubblicare un volume dal titolo: "La comunicazione interculturale: il ruolo del mediatore culturale".
Il libro raccoglie gli atti di un corso di formazione promosso a Trieste dal Centro regionale di documentazione e analisi sull'infanzia e l'adolescenza, al quale avevano preso parte circa 20 persone provenienti da 15 paesi diversi.
Gli interventi che appaiono nel libro affrontano il problema della formazione dei mediatori culturali da diversi punti di vista: sociologico, antropologico, giuridico, psicologico, della comunicazione e dell'assistenza sociale.
"Non un confronto sul confine, ma un'analisi del confine, o meglio dei confini tra Italia, Austria, Slovenia e Croazia, per una comune 'lettura' da parte di Regioni che vivono le frontiere" è invece l'obiettivo degli Stati Generali Transfrontalieri in programma venerdì e sabato a Trieste.
Della "nuova" frontiera, intesa come "spazio del confronto e della decisione", parleranno tra gli altri il presidente del Friuli-Venezia Giulia, Renzo Tondo, il sottosegretario agli Affari Esteri Roberto Antonione e Giuseppe De Rita, presidente del Censis.
"Visto nell'ottica del Friuli-Venezia Giulia - spiega una nota della Regione - che geo politicamente si trova a far parte ed a dialogare con il Nord-Est italiano proiettato sui mercati dell'area danubiana e balcanica, oltre che a rapportarsi con vecchi e nuovi partner istituzionali in Slovenia, sulla costa adriatico croata ed a Nord con la Carinzia (con il quale le relazioni, grazie alla comune appartenenza alla Ue, si infittiscono), tutti questi rapporti sono naturalmente destinati ad intensificarsi e ad assumere una valenza che dalla scala locale si sposta ad una dimensione più globalizzata".
Il dibattito sui nuovi scenari di sviluppo si svolgerà in due distinte sessioni di lavoro, attraverso l'esame del sistema delle infrastrutture di trasporto ("La Porta e le Reti") e del sistema di "comportamento" del tessuto produttivo ("Cooperare sulla porta dello sviluppo"). A conclusione dei lavori, tavola rotonda di tutti i presidenti di Regione presenti.
(11 aprile 2002)
Giovanni Senatore
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