La storia
Fuga dallo tsunami
Lei è una maestra visharad, lui era conosciuto come la star in divisa. Nello Sri Lanka non c'è più posto per la musica...
Siede sull'erba, davanti a sé un libro di mantra buddisti. Ha i capelli lunghi, neri, folti. Indossa un vestito di seta verde brillante. Fra le braccia tiene una bambina addormentata. Le mormora una canzone dolce, che si accompagna al vento che muove le foglie del tiglio.
Quando racconta sul volto sereno veleggiano nuvole di malinconia.
"La casa ha retto. Ma le mura non hanno trattenuto l'onda. E' entrata e ha portato via tutti gli strumenti. Erano tutta la nostra vita."
Duecento studenti frequentavano quella casa. Lei è un "visharad", maestro della musica classica indiana, conosciuta in tutto lo Sri Lanka da quando a sei anni ha iniziato ad esibirsi alla radio nazionale. Rispettata dai pari per la maestria coronata dal diploma prestigioso dell'Accademia di musica classica dell'India. Applaudita in città e villaggi quando ad ogni nuovo album percorre il paese in tournée col marito.
Anche lui è qui con lei, alla disperata ricerca di un lavoro, un lavoro qualsiasi. "Sono bravo a pulire, a cucinare, a guidare, anche i camion! Ho servito per 12 anni nell'esercito, cantavo per le forze armate, sì, in Sri Lanka sono conosciuto come la star in divisa, ma posso fare tutto qui, anche raccogliere la spazzatura se ce ne fosse il bisogno".
Nello Sri Lanka non c'è più posto per la musica, non c'è più posto per la gioia. "Ogni notte i nostri figli piangono prima di chiudere gli occhi, si aggrappano a noi. Quelle immagini non si possono dimenticare. Quell' orrore. Quel maledetto tsunami". Nella bella casa sulla spiaggia bianca non torneranno gli studenti. Lo tsunami potrebbe colpire ancora, nella notte quando l'aria profuma di fiori; o di mattina, quando i bimbi seguono assorti la lezione di tabla o di sitar.
Delle stelle nel loro paese, sono partiti da casa con la radio che intonava tutto il giorno le loro canzoni. "Non abbiamo più niente in patria. Nemmeno accesso alle donazioni dei governi stranieri. Quelle sono per i più poveri, per quelli che la casa non l'hanno mai avuta. Noi abbiamo dignità - non potremmo mai togliere a chi non ha mai avuto niente. Noi almeno abbiamo quattro mura, e soprattutto abbiamo salva la vita, e quella dei nostri due figli".
Ma non è solo la costa a soffrire della depressione della paura. L'incubo percorre tutta l'isola. La televisione non trasmette più programmi musicali, i concerti sono stati cancellati. "Qui non c'è più gioia. Il lutto ha colpito l'intero paese. E' un incubo da cui è difficile risvegliarsi"
Dopo lo tsunami guadagnavano 12000 rupie al mese, più o meno 95 euro, grazie al lavoro di insegnante di lei. Non era abbastanza per sfamare la famiglia. C'è voluto l'invito ad un concerto in Francia per trovare il modo di scappare. Il modo di vivere. Di far sopravvivere i figli, che a scuola non ci possono più andare. "Non ci sono soldi per pagare la retta e solo la scuola privata assicura un livello d'istruzione sufficiente." Questo mese le ninne nanne della bella signora, maestra visharad in esilio, hanno permesso loro di mangiare. E di tornare a studiare.
Come loro ci sono tante famiglie nello Sri Lanka, troppo povere per sopravvivere, troppo ricche per chiedere l'elemosina. Non hanno avuto la fortuna di ricevere l'invito ad andare a cantare all'estero. Per ottenere un visto falso occorrono circa otto mila euro. Dove li trovano?
E i fondi dati dall'Italia? "I pescherecci sono in ricostruzione, le baracche sulla spiagge che ospitavano le famiglie più povere sono state risistemate. Ma il sessanta per cento degli aiuti è concentrato nella zona dei Tamil, Trincomalee e Jafna, dove le armi della rivolta non hanno ancora smesso di sparare, non sappiamo perché. E l'economia, già misera, non riparte. Hanno tutti paura. Nessuno compera, nessuno crede, nessuno ride."
C'è posto per la speranza? "Per noi sì, qui, in Italia. Ci hanno accolto amici del nostro paese, che hanno provveduto ai nostri bisogni immediati, inviando anche i soldi a casa per i nostri figli. Ma non abbiamo i documenti. Speravamo in un provvedimento per le vittime dello tsunami: non cerchiamo soldi, solo lavoro. Non importa. Siamo felici qua. Speriamo qua. Le cose cambieranno".
(14 marzo 2006)
Federica Gaida