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Immigrazione
L'Europa discute il suo futuro: priorità su asilo e clandestini

Ne hanno parlato i Ministri Interni e Giustizia a Vienna in un incontro informale
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VIENNA - Il tema dell'immigrazione, e quello del diritto di asilo spesso abusato, sono stati in primo piano nel fine settimana in una riunione informale dei ministri degli interni e della giustizia europei organizzata a Vienna nel quadro del semestre di presidenza austriaca dell'Ue.

Dai vari interventi è emersa la volontà di arrivare a una armonizzazione in Europa della politica di asilo e a misure comuni per far fronte all'emergenza dell'immigrazione illegale. Come ad esempio la creazione di "squadre di rapido intervento" composte di esperti, medici, interpreti e psicologi per intervenire tempestivamente in loco in situazioni d crisi.

Il vice presidente della Commissione Ue Franco Frattini, competente per i settori interni e giustizia, ha annunciato che proporrà entro la fine del mese una lista dei "paesi sicuri": le richieste di asilo in uno dei 25 stati Ue provenienti da questi paesi verrebbero automaticamente respinte.

"Un rifiuto di accogliere un profugo deve essere accettato da tutti, la precondizione è che ci sia un accordo sulla lista dei paesi sicuri", ha dichiarato ai giornalisti il ministro degli interni francese Nicolas Sarkozy. In passato gli sforzi per mettere a punto una tale lista sono falliti ma questa volta a suo avviso esiste la volontà politica per arrivarvi. Frattini ha inoltre annunciato il lancio di progetti pilota per giugno per aiutare una serie di paesi a far fronte sul loro territorio all'emergenza profughi ed evitare così che sbarchino in Europa. In particolare ha menzionato Tanzania, Bilorussia, Moldova e Ucraina sottolineando però che "non aiuteremo a finanziare centri di detenzione o protezione in Africa".
Sappiamo però, ha sottolineato in dichiarazioni alla stampa, che in alcuni paesi africani o altri paesi "esistono non centri ma delle aree o addirittura delle città dove ci sono migliaia di rifugiati che vivono in condizioni disperate". L'Europa non dà aiuti diretti a centri di custodia e detenzione: la risposta deve essere "sì a aiuti dell'Europa a paesi terzi", ha detto.

Nei vari interventi è stato anche rilevata sia la diversa gravità dell' immigrazione clandestina sia il diverso onere finanziario per contrastare il fenomeno e sia le diverse politiche nazionali. Queste hanno portato al cosiddetto 'asylum shopping', ovvero la scelta da parte dei rifugiati dei paesi dove hanno più chance di vedere accolte le domande di asilo. L'Italia, come ha rilevato il sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano, è fra i paesi più esposti e il controllo delle sue frontiere meridionali è in realtà opera di controllo del confine dell'Europa. In massiccio aumento, ha sottolineato, l'arrivo di illegali dal Marocco a seguito del rafforzamento delle frontiere spagnole dopo i fatti di Ceuta e Melilla: solo negli ultimi due mesi i profughi dal Marocco sono diventati il 32,4% del totale dei clandestini giunti in Italia, contro il 2,4% registrato nello stesso periodo nel 2004.

La proposta di dare vita a "squadre di rapido intervento" potrebbe essere realizzata entro l'anno, auspicabilmente prima dell'estate, quando comincia la stagione più critica di sbarchi perché le acque del Mediterraneo sono calme e le coste dell' Europa meridionale sono prese d'assalto dalle imbarcazioni di fortuna dei profughi. Alla riunione ha partecipato anche il ministro della giustizia Roberto Castelli.

In dichiarazioni a margine, Frattini ha peraltro appoggiato la decisione del gruppo Ue3 (Francia, Germania, Gran Bretagna) di rinviare al Consiglio di sicurezza dell'Onu il caso del programma nucleare dell'Iran. Alla luce dell'escalation del conflitto, ha detto, è arrivato il momento di lasciare la parola all'Onu, il "luogo della legittimità internazionale". Interpellato al riguardo, Frattini ha anche precisato che la questione dei presunti carceri Cia nell'est Europa non è stata discussa "perché non è di competenza dei ministri degli interni".

(16 gennaio 2006)