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Flussi: caos negli Uffici provinciali del lavoro.
Stop agli ingressi ancor prima della pubblicazione del decreto.

28 Dicembre 2000 Italia

23 Dicembre 2000Europa

La circolare è la n. 13 del 2001. In poche righe spiega che è tutto sbagliato, tutto da rifare. Chi ha presentato la richiesta di assunzione di un cittadino straniero nel 2000 dovrà presentarla nuovamente. Infatti, recita la circolare, "in merito alla validità temporale delle istanze dei datori di lavoro per l'ingresso dall'estero di cittadini extracomunitari si sottolinea che le richieste hanno validità soltanto per l'anno solare…".

Ma per capire meglio cosa sta accadendo bisogna fare un passo indietro. Ogni anno il Governo emana un decreto con il quale stabilisce il numero di cittadini stranieri che possono fare ingresso in Italia per lavorare, dividendoli per province. Un datore di lavoro per effettuare l'assunzione di un cittadino straniero residente all'estero deve effettuare la cosiddetta chiamata diretta, e cioè deve recarsi all'ufficio provinciale del lavoro per presentare un'apposita richiesta. L'ufficio deve valutare l'esistenza di una serie di condizioni, ma deve soprattutto verificare se ci sono posti a disposizione all'interno della quota flussi riservati alla sua provincia.

Fino ad ora si era tutto svolto all'insegna dell'italica arte di improvvisare ed arrangiarsi. Pubblicato il decreto flussi 2000 i datori di lavoro si erano messi in fila ed avevano fatto le loro richieste. Quelli che rimasero esclusi dalla quota 2000 furono rassicurati: "avrete priorità per il prossimo anno". E mentre alcuni uffici rimandavano, chi voleva effettuare ugualmente la richiesta, al prossimo anno, in altri si pensò bene di istituire una sorta di lista di prenotazioni. Tutto questo senza nessuna comunicazione ufficiale, senza nessuna garanzia di pubblicità.

Nessun problema fintanto che si pensava che le richieste sarebbero comunque state pari o di poco superiori alle disponibilità. E la cosa era confermata addirittura da una quota di ingressi avanzata e messa a disposizione dei cittadini provenienti dalla Romania.

Il bubbone scoppia quando inizia ad essere evidente che l'esigenza di manodopera straniera è decisamente superiore alle previsioni (più di 100.000 unità a fronte di una bozza di decreto che ne prevede 63.000).

Negli uffici provinciali del lavoro dove si accettavano le prenotazioni si fanno i conti e si scopre che, almeno per quanto di loro competenza, le frontiere sono già chiuse ancor prima di essere state aperte. Gli ingressi prenotati, infatti, sono già superiori a quelli stabiliti con il precedente decreto flussi. A Roma, dove le prenotazioni erano arrivate a al numero di 3.000, il tetto precedente era di 2.000 unità.

Intanto, il 22 gennaio 2001, in fretta e furia il Ministero del Lavoro corre ai ripari e, finalmente, fa quello che avrebbe dovuto fare dall'inizio: chiarisce le regole. Con la circolare n. 13/2001 prot. N. 285 stabilisce che valgono soltanto le "prenotazioni" effettuate nell'anno 2000. Chi ha fatto la fila prima si armi di santa pazienza e ci riprovi sempre ammesso che "i soliti bene informati" non abbiamo già esaurito le quote stabilite.

A questo punto noi ci chiediamo se tanto la precedente "prassi" quanto le attuali direttive siano un modo corretto di gestire gli ingressi di lavoratori stranieri in Italia. E non si tratta di fare questioni di lana caprina. Se un'azienda non trova lavoratori ed è costretta a rivolgersi all'estero per trovarli, è evidente che il non riuscire a fare entrare in Italia questi stessi lavoratori si traduce, per l'azienda, in un danno economico. Mentre, è altrettanto evidente, che chi riuscirà nell'impresa ne trarrà un vantaggio competitivo. Nulla di strano, sono le leggi del mercato. Basta, però, che le regole siano chiare.

Non sarebbe stato più semplice stabilire che le richieste vanno effettuate soltanto dopo la pubblicazione dell'annuale decreto flussi?

Che senso ha, infatti, raccogliere prenotazioni, a prescindere dalla data in cui le si raccolga, quando non si è ancora in grado di sapere quanti saranno effettivamente gli ingressi riservati alla propria provincia?

Per quale ragione le domande presentate alla questura per l'ingresso dei cittadini stranieri che intendono cercare lavoro in Italia (leggi "sponsor") possono essere presentate soltanto entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto, mentre per gli ingressi per lavoro vale una regola diversa?

Non era meglio seguire una strada identica a quella dello sponsor disciplinando la materia direttamente nell'annuale decreto flussi, con tutte le garanzie di pubblicità e trasparenza inerenti al tipo di atto?

La serietà e l'importanza del fenomeno immigrazione non richiederebbe una maggiore professionalità nella sua gestione?

Una cosa è chiara, i tanti italiani che avevano bisogno di un collaboratore domestico, gli anziani che attendevano ansiosamente la possibilità di assumere un'assistente per essere aiutati nei mille problemi quotidiani, gli studenti stranieri che volevano convertire il proprio permesso di soggiorno in un permesso per lavoro, insomma le migliaia di persone fuori da quello che è diventato un autentico "giro" delle assunzioni dei lavoratori stranieri, possono mettersi l'anima in pace.

Quest'anno le frontiere sono state chiuse ancor prima di essere state aperte!

Stranieri in Italia


La circolare n.13/2001 prot. 285 del 22 gennaio 2001


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