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Immigrazione
Gran Bretagna: dal 2004 entrati 427mila stranieri dai nuovi Paesi Ue

I Conservatori lanciano l'allarme e chiedono restrizioni
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LONDRA - Dal maggio del 2004, quando otto nazioni dell'Europa dell' est (più Cipro e Malta) hanno fatto ingresso nell'Unione Europea, sono oltre 427.000 i lavoratori provenienti da questi Paesi ad essere immigrati in Gran Bretagna, 15 volte le stime iniziali del governo.

I dati resi noti ieri dal ministero degli Interni hanno immediatamente riacceso il dibattito sull'immigrazione, con i conservatori che hanno chiesto la fine della "politica delle porte aperte" e l'introduzione di una serie di limiti sull'ingresso di lavoratori provenienti da Bulgaria e Romania, i due paesi che nel 2007 dovrebbero entrare nell'Ue.

La cifra resa nota dal ministero degli Interni tiene conto soltanto di coloro che sono stati assunti da un'impresa e non di quelli in proprio, come i molti europei dell'est che fanno i muratori o gli elettricisti. Se si contassero anche questi ultimi, ha dichiarato il sottosegretario per la sicurezza Tony McNulty, il numero aumenterebbe da 427.000 a intorno 600.000.

Una ricerca commissionata dal governo prima del maggio 2004 aveva ipotizzato un afflusso verso il Regno Unito dai Paesi dell'est Europa di circa 5.000-13.000 persone all'anno. L'affluenza decisamente più alta - soprattutto da parte di lavoratori polacchi ed ungheresi - ha spinto l'opposizione conservatrice a chiedere al governo una revisione delle politiche sull'immigrazione, sottolineando come i servizi pubblici del Paese rischiano di non riuscire a soddisfare le necessità di centinaia di migliaia di nuovi arrivati.

"E' importante imparare dal fatto che un numero senza precedenti di persone è arrivato in questo Paese dopo l'espansione dell'Ue. Il governo dovrebbe imporre condizioni simili a quelle che la maggior parte dei Paesi europei ha applicato ai lavoratori dei nuovi stati membri", ha detto Damian Green, sottosegretario ombra all'immigrazione.

Il governo non ha ancora deciso quale sarà l'approccio da prendere nei confronti dei lavoratori rumeni e bulgari, quando questi Paesi diventeranno parte dell'Ue. Secondo McNulty, "gli immigrati sono un beneficio per il Regno Unito in quanto vanno ad occupare posti di lavoro e posizioni che i britannici non possono ricoprire".

Il sottosegretario non ha tuttavia escluso l'introduzione di restrizioni nei confronti dei lavoratori rumeni e bulgari ed ha affermato che la decisione verrà presa in seguito ad un'analisi del mercato del lavoro e sulla base di come si comporteranno gli altri Paesi europei. Gran Bretagna, Svezia e Irlanda sono gli unici paesi europei che nel 2004 hanno garantito libero accesso ai lavoratori provenienti dai nuovi stati membri. Il 62% degli immigrati arrivati in Gran Bretagna da questi Paesi sono polacchi, seguiti dai lituani al 12% e dagli slovacchi al 10%.

(23 agosto 2006)