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VENEZIA - In Veneto nel 2001 sono stati rilasciati 16mila libretti di lavoro a cittadini immigrati, a fronte di 64mila dipendenti extracomunitari contribuenti registrati dall'Inps nel 2000. Un dato parziale, però, quest'ultimo: inserendo nel calcolo i domestici, i lavoratori autonomi e i nuovi occupati nel corso del 2001, infatti, il numero degli stranieri utilizzati dalle imprese venete supererebbe quota 100mila.
Queste sono alcune valutazioni statistiche contenute nella ricerca "Lavoratori extracomunitari in Veneto", realizzata dall'Osservatorio Veneto Lavoro (dicembre 2001).
L'indagine spiega che nel 2001 il numero dei libretti di lavoro rilasciati in Veneto a cittadini immigrati è stato inferiore rispetto all'anno precedente, perché è terminato l'effetto della regolarizzazione del '98 e perché non sono state ampliate le quote di ingresso.
Veneto Lavoro ha accertato al riguardo che al 31 giugno 2001 gli stranieri iscritti alle liste di collocamento erano quasi 15mila, ma che a fine settembre su altrettante domande per lavoro a tempo indeterminato c'erano state solo 3000 assunzioni.
Risulta invece aumentato il numero dei libretti di lavoro rilasciati per riconcogiungimento familiare nei primi nove mesi del 2001 (27%), rispetto al 2000 (18%).
I dati della ricerca di Veneto Lavoro relativi alle assunzioni di cittadini extracomunitari, invece, fanno segnare un nuovo record per le tre regioni del Nord Est, "specializzate nell'assunzione di lavoratori extracomunitari".
L'analisi è basata su dati forniti dall'Inail ed è riferita al 6 dicembre 2001. A quella data, infatti, i lavoratori immigrati assunti erano stati circa 70mila, pari al 14,3% del totale delle assunzioni di stranieri in tutta Italia. Ancora più elevata (24,3%) la percentuale di assunzioni nell'ambito della componente degli extracomunitari nel nostro paese.
Nel 2001 gli immigrati che hanno trovato regolare lavoro in Veneto hanno rappresentato il 14-15% degli assunti locali e il tasso medio di occupazione (49%) è stato superiore a quello della popolazione del luogo.
Oltre il 50% dei lavoratori immigrati del Veneto è impiegato nell'industria manifatturiera, il 25% nei servizi, il 20% in agricoltura e costruzioni. Le donne sono circa 15mila.
In testa ci sono i cittadini dell'ex Jugoslavia (28mila), i marocchini (24mila), gli albanesi (14mila) e i rumeni (8500). Seguono in graduatoria i ghanesi (circa 8000), i cinesi (5000), i nigeriani (4600) e i senegalesi (4300).
La ricerca di Veneto Lavoro, che si pone tra i propri obiettivi quello di valutare "l'impatto delle politiche relative alla gestione degli ingressi di extracomunitari sull'ampliamento dell'offerta di lavoro regolare", afferma che la provincia di lavoro coincide con il permesso di soggiorno per il 71% degli extracomunitari, la cui popolazione soggiornante in età lavorativa potenzialmente presente sul mercato di lavoro veneto, sarebbe di 115-120mila unità.
In realtà la forza lavoro extracomunitaria utilizzata nel corso del 2000 in Veneto, sarebbe stimata in 112mila persone circa: 104mila occupate per periodi più o meno lunghi ed altre 8000 iscritte al collocamento, ma che non hanno mai lavorato.
Infine le città venete dell'immigrazione, dove gli extracomunitari sono maggiormente presenti. Secondo la statistica stilata da Veneto Lavoro, in testa c'è Verona con 8mila addetti stranieri, la metà dei quali impiegati nel settore dei servizi. Al secondo posto figura Arzignano con 5000 immigrati, 3300 dei quali occupati nelle concerie. Seguono Treviso e Vicenza, rispettivamente, con 4800 e 4500 addetti nelle industrie meccaniche, mentre a Venezia in 3200 sono dipendenti di aziende nel terziario.
(10 maggio 2002)
Giovanni Senatore
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