Rifugiati a Milano
Via Lecco: arrivano gli ispettori dell' ONU
Visiteranno le strutture in cui il Comune ha sistemato i 260 africani sgomberati dallo stabile occupato. "Sistemazione non dignitosa. Chiediamo solo il rispetto dei nostri diritti"
MILANO - Non trova ancora una soluzione la vicenda dei 260 cittadini africani (rifugiati politici, richiedenti asilo o titolari di permesso umanitario) sgomberati dopo Natale dal palazzo che avevano occupato in via Lecco a Milano.
Domani arriveranno tre rappresentanti dell'Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite che incontreranno gli stessi immigrati, le istituzioni e visiteranno le strutture (due aree di container e due dormitori pubblici) dove i 260 africani sono stati sistemati dal Comune dopo lo sgombero.
Secondo i portavoce delle comunitā coinvolte, che hanno tenuto oggi una conferenza stampa, si tratta di una sistemazione "assolutamente non dignitosa". "Alcuni container si trovano in uno scantinato senza luce, con bagni in comune, caldissimi, gli altri sono all'aperto ma altrettanto invivibili, nei dormitori invece siamo come prigionieri: non vogliamo l'elemosina, non abbiamo bisogno di mangiare o di una televisione, vogliamo le garanzie per poter vivere e integrarci".
I rifugiati (tra cui 25 donne e una decina di bambini), in fuga da Paesi in guerra come l'Eritrea, la Somalia e il Sudan, girano per l'Italia dalla metā dello scorso anno. Da un paio di mesi si erano trasferiti a Milano e dopo aver vissuto in una caserma abbandonata, avevano occupato l'edificio di via Lecco,
sgomberato il 26 dicembre.
"Non chiediamo null'altro che il rispetto dei diritti che ci spettano - hanno concluso i delegati -. Il nostro status ci č stato concesso per l'Italia e quindi da questo Paese non possiamo andarcene, e vogliamo essere trattati come accadrebbe in altre nazioni europee, come l'Inghilterra o la Francia dove gli immigrati nelle nostre condizioni trovano un alloggio e la
possibilitā di integrarsi imparando la lingua e un lavoro".
(4 gennaio 2006)
r.m.