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Europarlamento: dubbi in biometrica su visti e passaporti. Le precisazioni del Commissario Ue Vitorino sulla nuova tecnica di identificazione
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BRUXELLES - "La biometrica, così come qualsiasi altra tecnologia non è di per sé pericolosa. E' l'uso che se ne fa che potrebbe mettere a rischio i diritti fondamentali.
Sta a noi assumerci le nostre responsabilità e fornire il quadro giuridico nel quale i dati biometrici possono essere usati".

Così il Commissario Ue per la giustizia Antonio Vitorino ha replicato ieri alle preoccupazioni manifestate dal relatore all'Europarlamento, il liberale Ole Sorensen, alle proposte della commissione Ue di introdurre i dati biometrici contenenti dati biologici misurabili, quali quelli del viso o delle impronte digitali, in visti, permessi di residenza e passaporti Ue, durante una audizione organizzata dal gruppo dell'Eldr.

"Sarebbe prematuro - ha detto il relatore - legiferare in questo campo prima che le nostre preoccupazioni sul rispetto della privacy, affidabilità e costi non sono siano state affrontate. Sicuramente la nuova legislazione non dovrebbe entrare in vigore senza obblighi reciproci per i viaggiatori Usa in Europa".

"La nostra responsabilità politica - ha spiegato Vitorino - é di affrontare gli sviluppi tecnologici e di regolarli, utilizzandoli al meglio, e non di evitarli o di ignorarli".

Vitorino ha spiegato che con l'allargamento dell'Unione Europea la stima è che verranno concessi circa venti milioni di visti a persone di paesi terzi, ma il commissario ha riferito agli europarlamentari di non essere in grado di indicare le cifre circa il numero di contraffazioni di visti, perché "non è la Commissione a gestire il sistema dei rilascio dei visti".
"Ma gli Stati membri - ha affermato il commissario - ci riferiscono che quello della contraffazione dei visti è un problema molto serio".

Vitorino ha fornito agli europarlamentari anche alcune cifre cui costi dell'introduzione dei dati biometrici nel Sistema di informazione dei Visti, una stima di trenta milioni di euro per la prima fase dal 2004 al 2006.

"L'inserimento di identificatori biometrici - ha spiegato - sarà un elemento essenziale per raggiungere gli obiettivi del sistema e cioé facilitare la lotta alla frode, contribuire al controllo dello 'shopping' di visti, facilitare i controlli alle frontiere, assistere nell'identificazione e documentazione degli immigrati illegali privi di documenti e semplificare le procedure amministrative per rimpatriare i cittadini di paesi terzi".

"Certo, la sicurezza ha dei costi", ha osservato Vitorino sottolineando che il Vis includerà i dati biometrici solo in una seconda fase di implementazione, che potrebbe essere "alla fine del 2007".

Oltre al relatore anche il capogruppo dei liberali europei Graham Watson ha manifestato le sue perplessità sull'utilizzo dei dati biometrici. "Se gli europei avranno bisogno in futuro di passaporti con dati biometrici - ha sottolineato - dobbiamo essere assolutamente certi che ci sono garanzie per assicurare la sicurezza dei dati.

Trovare il giusto equilibrio con questi dati significa assicurarsi che non stiamo comprando un pò di sicurezza in più per un prezzo, in termini di libertà, che poi scopriremmo essere inaccettabile".

(3 marzo 2004)