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L'appello dell'ambasciatore della Costa d'Avorio in Italia Richard Zady
ROMA - "Chiedo ai miei connazionali di impedire che siano rimessi in discussione i passi avanti compiuti in nome della democrazia, da parte di chi ci impone l'avventura della guerra aggredendo il proprio paese con l'aiuto di mercenari, uccidendo civili, membri dell'esercito e della polizia. Un attacco scatenato non per motivi religiosi o etnici, ma voluto da un gruppo di individui per loro ambizioni personali. Ho la speranza che il buon senso salverà questo paese. Che Dio ci benedica".
E' questo il drammatico appello rivolto dall'ambasciatore della Costa d'Avorio in Italia, Richard Zady, alla comunità ivoriana nel nostro paese - 6mila persone - ed ai connazionali in Africa, tramite "Stranieri in Italia". "Se dovesse crollare il nostro paese con una guerra civile sarà la fine - aggiunge - una catastrofe per tutta l'area dell'Africa Occidentale".
Il tentativo di colpo di stato da parte dei ribelli è avvenuto a fine settembre durante la visita in Italia del presidente ivoriano, Laurent Gbagbo, vincitore delle elezioni dell'ottobre 2000 e leader del Fpi (Fronte Popolare Ivoriano). Dieci giorni fa è stata firmata una tregua.
Ambasciatore Zady, dopo il tentativo di colpo di stato qual è ora la situazione in Costa d'Avorio?
"Bisogna ricordare che la Costa d'Avorio ha subito un'aggressione esterna con la complicità di disertori dell'esercito ivoriano rifugiati nel vicino Burkina Faso. Il presidente Laurent Gbagbo era in visita ufficiale in Italia. Questo è un attacco alla nostra giovane democrazia. E' importante affermare e ristabilire la legalità costituzionale. Quindi con la mediazione della Cedao (Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale) si stanno svolgendo i negoziati a Lomè in Togo".
Lei crede che la tregua potrà essere il punto di inizio di una nuova fase di pacificazione democratica?
"Ogni governo responsabile cerca sempre di esplorare tutte le vie del dialogo per la pace, anche se bisogna riconoscere che il nostro paese è stato aggredito ed è vittima di un complotto che tende a cambiare la natura democratica del potere con le armi e non con le urne, come abbiamo fatto noi nel 2000, dopo tanti anni (circa 20 anni) e soltanto 10 ufficialmente poichè c'è stato un lungo periodo di clandestinità. Se sarà pace saremmo felici di riprendere la via dello sviluppo dedicando le risorse al paese e non alla guerra perché ne hanno bisogno le popolazioni e il paese stesso".
Quali ripercussioni hanno avuto sulla comunità ivoriana in Italia le vicende in Costa d'Avorio?
"La comunità ivoriana ha già manifestato il suo sostegno al governo legittimo ed al presidente Gbagbo il 20 settembre a Roma il giorno dopo il tentato golpe e ultimamente il 12 ottobre, sempre a Roma. In tutto il mondo, in Europa, in America, in Africa nonché in Costa d'Avorio tutta la comunità e il popolo stanno reagendo a sostegno della legalità costituzionale del presidente Gbagbo Laurent. E' un segnale forte per dire che niente sarà come prima e che il popolo ivoriano è deciso a difendere la democrazia che è una merce rara in Africa. Basta guardare ai numerosi conflitti in atto nel continente. Non se ne può più di tante atrocità. Interessi occulti vogliono cambiare il destino democratico del nostro paese, a tutt'oggi non si sa chi finanzia questa ribellione: è difficile che dei semplici soldati abbiano potuto comprare tutte questi armi e avere tanti soldi. Non dimentichiamo che la Costa d'Avorio oltre ad avere il 26% della popolazione immigrata (uno dei più alti tassi al mondo) rappresenta da sola il 40% del Pil dell'Umoa (Unione Monetaria degli Stati dell'Africa Occidentale). Se dovesse crollare il nostro paese con una guerra civile sarà la fine, una catastrofe per tutta l'area dell'Africa Occidentale".
Quanti sono i cittadini della Costa d'Avorio in Italia, come vivono, quali sono i problemi per i quali si rivolgono all'ambasciata a Roma?
"Gli ivoriani in Italia sono circa 6000. E' una comunità discreta e laboriosa che sta realizzando con successo la sua integrazione. L'obiettivo del nostro governo è di migliorare la qualità della nostra immigrazione in modo da favorirne un rientro qualificato per lo sviluppo della Costa d'Avorio che si ispira al modello italiano dell'artigianato e delle piccole e medie imprese. Cerchiamo quindi di essere loro vicini facendo di questa ambasciata 'un'ambasciata cittadina di prossimità'. Forniamo assistenza legale, documentazione e la possibilità di creare strutture associative".
Regolarizzazione: come valuta la "sanatoria" in corso in questi mesi in Italia, contribuirà a migliorare le condizioni degli ivoriani e più generale degli stranieri in Italia?
"La regolarizzazione è sempre un bene che contribuisce alla crescita economica dei nostri cittadini che cosi escono dalla clandestinità per una vita più dignitosa. Mi auguro che si arrivi ad una politica stabile delle quote che offre più garanzie per chi arriva".
Ambasciatore Zady, lei ha lavorato come operaio metalmeccanico in fabbrica per alcuni anni a Modena prima di essere scelto per l'importante incarico diplomatico che ora ricopre. Cosa pensa della crisi della Fiat e della situazione del lavoro in Italia?
"La Fiat ha scritto la storia dell'industria automobilistica dell'Italia. Credo che sia davvero un momento difficile per i dirigenti, ma soprattutto per i lavoratori. La crisi del lavoro é un problema legato all'interdipendenza delle economie e quindi bisogna affrontrarlo nell'ambito europeo e poi mondiale, perché è difficile per un paese solo farcela".
Ha un appello o un invito particolare da rivolgere ai suoi connazionali in Italia e in Costa d'Avorio?
"Credo che stiamo vivendo un grande momento di affermazione dei diritti politici e civili conquistati dal popolo. Questo va capito da chi vuole riportaci indietro in questo momento con la scusa che stanno lottando per la democrazia con le armi. In due anni di governo sono state avviate le riforme per l'obbligo scolastico fino ai 16 anni, la gratuità dei libri, l'adozione della legge che istituisce l'assistenza sanitaria nazionale in modo da garantire a tutti l'accesso alle cure e per ultimo la politica di decentramento che permette una giusta ridistribuzione delle ricchezze del paese. Questi sono i pilastri della nuova gestione del governo di coalizione a dominanza Fpi (Fronte Popolare Ivoriano), il partito del presidente Gbagbo uscito vincitore dalle elezioni dell'ottobre del 2000. Il mio appello ai miei connazionali è di impedire che tutto questo sia rimesso in discussione da chi ci impone l'avventura della guerra aggredendo il proprio paese con l'aiuto di mercenari, uccidendo civili e membri dell'esercito, della polizia e gran parte dei 'carabinieri' nelle zone sotto controllo dei ribelli. Vorrei precisare che non si tratta né di una guerra di religione, né di una guerra etnica, ma di un gruppo di individui che per le loro ambizioni personali hanno sferrato questo attacco alla nostra democrazia e al nostro sistema paese. Ho la speranza e spero che il buon senso salverà questo paese. Che Dio ci benedica".
(9 novembre 2002)
Giovanni Senatore
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