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"Le Regioni devono rispondere alla sfida dei processi di integrazione" "Formazione all'estero per superare il sistema delle quote". Intervista a Raffaele Zanon, assessore ai flussi migratori in Veneto.
ROMA - "Sono gli enti locali ad avere la titolarità delle politiche di integrazione. È sul territorio, nella quotidianità, che si misura l'integrazione".
Raffaele Zanon, assessore ai flussi migratori del Veneto, ha ben chiara la portata della sfida a cui sono chiamati gli enti locali.
"Le Regioni - ci dice - hanno avuto un ruolo strategico trent'anni fa, quando l'Italia era un paese dominato dall'emigrazione, diventando il referente primario per le comunità italiane all'estero. Ora, soprattutto le Regioni attraversate dai flussi migratori che vengono dal sud del mondo e dall'est europeo hanno un ruolo nuovo. Devono rispondere alla sfida dei processi di integrazione, che non sono assolutamente semplici e facili".
Un compito importante, che comporta molti oneri….
È chiaro che le ricadute dei progetti di integrazione, degli inserimenti alloggiativi, degli inserimenti formativi e culturali, stanno tutte negli enti locali. Quindi lo Stato deve articolare con le Regioni, attraverso trasferimenti opportuni, una nuova filosofia.
Crediamo sia indispensabile anche per creare quella nuova partecipazione di cui tanto si parla: partecipazione degli immigrati alla vita sociale del nostro paese, partecipazione democratica anche per gli italiani che stanno all'estero..
Bisognerà investire anche in comunicazione?
Certo. Gli immigrati, ma anche spesso gli emigranti di ritorno, sono visti come alieni, e solo una corretta opera di informazione può far diventare familiare l'estraneo.
Le Regioni devono essere protagoniste nel nuovo modo di comunicare, e il Veneto si sta già attrezzando. Sul web nascerà un portale chiamato Veneto Community che sarà un momento interattivo con le comunità dei veneti all'estero. Per l'immigrazione stiamo invece lanciando una grande campagna chiamata "Veneto che ascolta"
Di che si tratta?
È una campagna comunicativa bidirezionale indirizzata ai cittadini stranieri e ai veneti residenti, ma che soprattutto ascolterà i messaggi che invieranno le varie comunità presententi nel territorio. I messaggi di identità, di culture nuove, che sicuramente possono arricchire il territorio se vi è rispetto e riconoscimento di culture diverse. Il riconoscimento però deve essere reciproco.
È un passaggio di civiltà su cui ci stiamo misurando, e credo che il nostro sarà un modello esportabile anche in altre parti d'Italia.
Come assessore ai "flussi migratori", è soddisfatto delle quote assegnate quest'anno al Veneto?
Il Veneto fortunatamente ha ancora un mercato del lavoro che consente di occupare lavoratori e quindi la richiesta potrebbe essere evasa anche con ulteriori quote. Ad ogni modo, noi stiamo andando oltre questo sistema.
In che modo?
Stiamo prevedendo con gli appositi sportelli in Tunisia, in Romania e in Sudamerica la possibilità di avere il diritto di prelazione e quindi andare oltre le quote qualificando e formando personale all'estero. A breve arriveranno i primi 50 lavoratori formati in Tunisia, e stiamo pensando di aprire uno sportello simile anche in Senegal.
È un'altra sfida che attende le regioni nel nuovo modo di governare i flussi con un nuovo rapporto anche con lo Stato, che deve sicuramente darci più capacità operativa nella gestione dei flussi.
(27 marzo 2004)
Elvio Pasca
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