Il cronista era in fila alla cassa per un caffè, quando è toccato a lui ha pagato 75 centesimi, come da prezzo esposto. Poi è arriva il turno di una cliente e a lei il caffè è costato due euro. Inutile protestare, due euro.
La donna è di etnia rom e lavora come operatrice in una cooperativa che si occupa di scolarizzazione in un campo nomadi lì vicino. Al Corriere ha detto che il trattamento di "sfavore" non è una novità: fino al giorno prima, anzichè pagarlo due euro, il caffè lo pagava comunque un euro e mezzo.
"Un giorno me l’hanno anche detto chiaro e tondo, il caffè costa caro perché così ve ne andate da qualche altra parte…" ha raccontato. I suoi colleghi confermano, dicono di aver segnalato la cosa alle forze dell’ordine, ma finora il prezzo della tazzina continua a variare in base alla faccia di chi la beve.














Commenti
è sbagliato chiamare la polizia in questi casi, bisogna prendere spranghe e devastare il bar...problema risolto,la prossima volta ci penserà su due volte prima di fare del bieco razzismo.
ma per Rom non è
invece pura razziamo per evitare il servizio verso di loro.
ladri meglio di razisti
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